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Fantasmagorie, una mostra sul concetto di assenza come presenza

Ciò che è pieno è incredibilmente vuoto, così come ciò che è vuoto è incredibilmente pieno. No, non è un una citazione esoterica. È l’assunto da cui sono partiti otto giovani artisti che, lasciandosi ispirare dai grandi pensatori della storia – da Vicor Hugo, Marcel Proust e Jean Paul Sartre fino a maestro zen Lao Tse - presentano i risultati delle loro ricerche nella mostra Fantasmagorie a cura di Giulia Giambrone. L’esposizione, visitabile dal 9 al 30 giugno nella meravigliosa cornice del Museo Comunale di Palazzo Caccia a Sant’ Oreste, in provincia di Roma, è come se denunciasse il processo per cui in un’epoca satura di immagini la percezione del tutto si dissolve nella massa di segni che bombardano la nostra quotidianità. Ognuno degli artisti ha interpretato il tema secondo il proprio linguaggio: Samuele Gore mostra scenari silvestri che si interrogano sulla la finitezza dell’uomo che vaga tra la bellezza terrestre e l’incognita celeste di un aldilà inafferrabile; Flaminia Cicerchia costruisce la sua installazione cancellando le tracce del suo passaggio; Ileana Alesi imprime il ricordo dell’infanzia in un’installazione pittorico-scultorea che ruota intorno alle figure danzanti di un carillon; Jerico Cabrera Carandang presenta una pittura  in cui forma, segno e colore si fondono e si confondono per dare vita a una realtà energica dove regna l’ambiguità; Giacomo Zorba gioca sul contrasto tra definito e non-definito attraverso l’alternanza dello spray alla pittura ad olio; Andrea Lo Giudice fa dell’assenza l’opera in sé, invitando chi guarda ad interrogarsi sullo statuto basilare della creazione artistica; Mario Petrachi interpreta la rivelazione del santo che volta le spalle come la presentificazione dell’assenza di Dio e Aura Monsalves che riporta l’assenza un contesto, Palazzo Caccia, dove per sua natura impera la tassonomia mortifera.

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