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A Villa Massimo Fotografia 6

Si rinnova l’appuntamento dell’Accademia Tedesca – Villa Massimo con la fotografia. Ha inaugurato ieri la mostra Fotografia 6 – Michael Schmidt e Andreas Gursky. Una bipersonale, curata dalla storica della fotografia Ute Eskildsen, che illustra l’evoluzione della fotografia tedesca dagli anni venti a oggi e che mette in dialogo o in contrasto le opere di due fotografi di un’epoca.  La mostra si concentra sulle immagini scattate dagli artisti negli anni ’80. I due fotografi si erano incontrati nel 1979, come insegnante il primo e allievo il secondo, all’Università Gesamtschule di Essen. Per Andreas Gursky è il periodo prima che iniziasse ad usare il digitale, in cui lentamente si allontana dalle influenze del metodo tipologico della scuola dei Becher, all’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf. Inizia infatti a concentrarsi sulle produzioni di singole immagini e della fotografia a colori. I soggetti li trova nella regione della Ruhr o a Düsseldorf interessandosi allo spazio pubblico – soprattutto alla natura in relazione alla vita contemporanea. Le riprese sono in gran parte in campo totale e gli eventi e le persone sono individuati solo al secondo sguardo. Le scene in queste fotografie appaiono molto piccole e calme dai colori poco appariscenti. Gursky evita il ritratto, le persone diventano parte del paesaggio.

Le fotografie di Michael Schmidt negli anni ’80, invece, trovano un periodo di svolta, si distanziano radicalmente dall’approccio oggettivo e documentaristico iniziale e si evolvono verso un’esperienza soggettiva. Nella mostra a Villa Massimo sono esposte fotografie del progetto Waffenruhe [La tregua], il lavoro più espressivo di Schmidt, esposto nel 1888 al MOMA di New York, che ha trovato grande riconoscimento internazionale. Le immagini, caratterizzate tutte da inquadrature strette, sfocature e primissimi piani, sono incentrate sul confronto del fotografo con il Muro di Berlino, dove l’urbanità, la natura e le persone entrano in un rapporto carico di tensioni fra di loro. Le stampe in bianco e nero enfatizzano la ricerca espressiva dell’autore.

 

 

 

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