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Biennale, tutti i premiati

Un approccio sperimentale del Padiglione e il suo modo inatteso di affrontare la rappresentazione nazionale. Così la Lituania si è aggiudicata il Leone d’oro per la miglior partecipazione nazionale. Come molti di noi, anche la giuria è rimasta colpita dall’originalità nell’uso dello spazio espositivo, che inscena un’opera brechtiana, e per l’impegno attivo del Padiglione nei confronti della città di Venezia e dei suoi abitanti. Sun & Sea (Marina), con Lina Lapelyte, Vaiva Grainyte e Rugile Barzdziukaite, è una critica del tempo libero e della contemporaneità, cantata dalle voci di un gruppo di performer e volontari che impersonano la gente comune.

La menzione speciale è andata al Padiglione del Belgio, intitolato Mondo Cane, con Jos de Gruyter & Harald Thys. Un concept dallo humor spietato, che offre una visione alternativa degli aspetti, spesso trascurati, dei rapporti sociali in Europa, resa con manichini meccanici ispirati a stereotipi di folklore che fanno sì che il Padiglione agisca su vari registri creando due, se non più, realtà parallele.
Una sorpresa, per un padiglione che onestamente ci era sembrato più spettacolare che altro, decisamente coinvolgente, ma forse meno profondo ed emozionante come, ad esempio, quello del Ghana.

E veniamo agli artisti.
Lo statunitense Arthur Jafa si è aggiudicato il Leone d’oro come miglior partecipante alla mostra May you live in intersting time, per il suo film del 2019 The White Album (sede: Padiglione Centrale, Giardini), che è in egual misura un saggio, una poesia e un ritratto. Jafa utilizza materiale originale e d’appropriazione per riflettere sul tema razziale. Oltre ad affrontare in modo critico un momento carico di violenza, nel ritrarre con tenerezza gli amici e i familiari dell’artista il film fa anche appello alla nostra capacità di amare.

Il Leone d’argento per un promettente giovane partecipante alla Mostra è andato al cipriota Haris Epaminonda, classe 1980, per le sue costellazioni che uniscono in un’attenta costruzione immagini, oggetti, testo, forme e colori, fatte di memorie frammentate, storie e connessioni frutto dell’immaginazione; per mostrarci che la dimensione storica e quella personale possono essere compresse in un intreccio di molteplici significati, potente e duttile al tempo stesso.

Due le menzioni speciali, una alla messicana Teresa Margollesper le sue opere acute e commoventi che trattano il dramma delle donne gravemente coinvolte dal narcotraffico nel suo Messico, creando potenti testimonianze che spostano strutture esistenti nel mondo reale alle sale espositive.

E l’altra al nigeriano Otobong Nkanga, per la sua ricerca continua e carica di ispirazione attraverso i media nella politica della terra, del corpo e del tempo.

Il Leone d’oro alla carriera, infine, lo porta a casa Jimmie Durham, lo statunitense che ha colpito con i suoi feticci animaleschi in mostra.

Adesso la mostra apre al pubblico, ufficialmente. Ci siamo. E al via sono stati staccati già 23mila biglietti. Non male.
Buona Biennale a tutti.

(Foto di Andrea Avezzù, Italo Rondinella, Francesco Galli, Jacopo Salvi).

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