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Rubens sbarca in Spagna

Capolavori dalle Collezioni italiane è il titolo dell’ ambizioso preogetto che prevede la presenza temporanea nella splendida cornice della casa museo Palacio de Lebrija di Siviglia di capolavori provenienti dai più importanti musei italiani che in questo modo entrano in relazione con i prestigiosi reperti lì conservati.

Si comincia con Ercole nel giardino delle Hesperides e Deyanira tentata dalla Furia, due grandi tele di Rubens conservate presso i Musei Reali di Torino – Galleria Sabauda che dal 4 aprile al 22 settembre dialogheranno con le figure mitologiche che popolano le decorazioni del museo, gli arabeschi del patio e i busti marmorei di ispirazione classica greco-romana conservati nel Palazzo spagnolo.
La mostra intitolata Rubens: Ercole e Deianira. Capolavori dalle collezioni italiane,  promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale e realizzata da Poema, Comediarting e Arthemisia, con il patrocinio del Comune di Siviglia è curata da Anna Maria Bava, Direttore della Galleria Sabauda di Torino con la collaborazione di Cristina Carrillo de Albornoz de Fisac.


Entrambi i dipinti raffigurano le vicende leggendarie della vita dell’ eroe mitologico e rispettivamente Ercole nel momento in cui, dopo aver ucciso il serpente guardiano Ladone, raccoglie dall’albero i pomi d’oro che erano custoditi nel giardino delle Esperidi, cioè i frutti che avrebbero dato compimento alla sua undicesima fatica, e Deianira, la sua sposa (che ricorda le fattezze della seconda moglie di Rubens, Hélène Fourment) nel momento in cui le viene offerta dalla Furia  la tunica bagnata dal sangue del centauro Nesso che lei, non sapendo che fosse stata avvelenata, offrirà successivamente in dono a Ercole, provocandone la morte atroce e uccidendosi a sua volta per il rimorso. Come sottolinea il Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, promotore della mostra: ‘’I dipinti, datati 1638, sono assai significativi anche per il loro contenuto filosofico, morale e allegorico, che supera quello immediato di semplice narrazione di gesta eroiche e appartengono all’ultimo periodo di vita di Rubens, pittore assai prolifico, che soggiornò e lavorò a lungo sia in Spagna (soprattutto a Madrid) sia in Italia, in particolare a Firenze, Genova e Roma’’.  Rubens – prosegue Emanuele – si qualifica come l’indiscusso capofila del Seicento fiammingo, caratterizzato, appunto, da una spinta italianeggiante e classicheggiante, e non a caso fu tra i primi artisti a contribuire in Italia allo sviluppo dell’arte barocca, così distante dalla pittura tipica olandese, i cui soggetti privilegiati erano invece le scene di vita quotidiana della nuova borghesia dei centri urbani: un’arte dalla forte connotazione civile cui nel 2008 ho dedicato, a Palazzo Cipolla a Roma, la grande mostra “Da Rembrandt a Vermeer. Valori civili nella pittura fiamminga e olandese del ’600.”

Peter Paul Rubens è stato, infattim uno dei grandi maestri della storia dell’arte, capofila del movimento capofila del Seicento fiammingo. All’età di dodici anni, in seguito alla morte del padre, si trasferisce con la famiglia ad Anversa, dove potè entrare nelle botteghe dei pittori di spicco dell’epoca. Nel 1600 partì per un viaggio di studio in Italia, in visita a Venezia e poi Mantova, dove Vincenzo Gonzaga, duca di Mantova, gli conferì la qualifica di pittore di corte, che ha mantenuto durante gli otto anni del suo soggiorno italiano. In quegli anni, si recò in visita anche a Firenze, Genova e Roma, dove realizzò le opere di Santa Elena. Nel 1603 era a Madrid, con Filippo III, inviato dal Duca di Mantova in una missione diplomatica; nella capitale spagnola ha avuto l’opportunità di studiare le straordinarie collezioni reali, ed è stato in quel momento che è diventato amico di un altro grande del Barocco, Diego de Velázquez.

 

 

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