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Inaugurata la XIII edizione della fiera d’arte contemporanea

”Per conoscere le tendenze e cogliere i cambiamenti nella creatività bisogna andare negli Emirati Arabi”. Ecco le parole di Pablo Leòn de La Barra, curatore del Guggenheim di New York e della rassegna araba. Non più quindi Frieze ma Dubai. Con questa dichiarazione apre Art Dubai, la fiera che sembrerebbe aver già vinto guardando per ora solo i numeri: 92 gallerie, 500 opere di artisti provenienti da 41 paesi e collezionisti da tutto il mondo. La direttrice della rassegna Cloe Vaitsou già vede Art Dubai come hub intenazionale dell’ arte con le residenze artistiche riservate ai sudamericani, una nuova sezione dedicata al Medio Oriente, America Latina, Africa, Asia Centrale e Meridionale.

Quattro anche le gallerie italiane. Primo Marella, Giorgio Persano, Galleria Continua, Franco Noero. ”Questa è una vetrina importante – spiega il torinese Giorgio Persano al Corriere della Sera, in fiera fin dalla prima edizione, nel 2007 – perché Dubai è un formidabile punto di passaggio, uno scalo interessante per chi è diretto a Hong Kong, ci sono collezionisti che incontriamo solo qui, ogni anno arrivano nuovi direttori di musei e curatori”.

Unica supporter italiana, invece la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, presieduta dal Porf, Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, che con la Fondazione Cultura e Arte sosteniene in particolare l’edizione 2019 del Campus Art Dubai (Cad), progetto – alla settima edizione – destinato a 22 giovani artisti originari degli Emirati Arabi o residenti nel Paese che attraverso un seminario intensivo di sei mesi – da ottobre 2018 a marzo 2019 – hanno l’opportunità di studiare e lavorare a contatto con tutor internazionali (curatori, critici, professori) e di confrontarsi con i galleristi del posto.

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