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A Trieste la prima edizione di Robotics, festival di arte e robotica

Negli spazi della Centrale Idrodinamica nel Porto Vecchio  a Trieste, dal 17 al 28 novembre ha luogo la prima edizione di ROBOTICS – Festival di Arte e Robotica. Il festival indaga la fusione tra sistemi organici e artificiali, tesa verso una coevoluzione simbiotica di natura e tecnologia in virtù di un adattamento a nuove realtà ambientali e un potenziamento delle capacità umane. Una riflessione quanto mai attuale nella contemporaneità, che in questa prima edizione si articola intorno al tema Digital Nature. A stimolare nuovi approcci artistici è quindi il rapporto dell’essere umano con la macchina, che da meccatronico, fatto di strutture meccaniche coadiuvate dall’elettonica (gli androidi), si è trasformato in bio-digitale, caratterizzato dalla fusione tra dati digitali e fisicità dei corpi. La mostra collettiva, che offre anche incontri e laboratori, ospita le opere di più di 40 artisti di provenienza internazionale, tra cui Bill Vorn, Ken Rinaldo, France Cadet, Patrick Tresset, AUDiNT, Cirkulacija 2, Sadam Fujioka, Lili Maya & James Rouvelle, Manolo Cocho, Luciana Esqueda, Carolin Liebl & Nikolas Schmid-Pfähler, Antoni Abad, Paolo Gallina e allievi, Donato Piccolo, Roberto Pugliese, Simone Pappalardo, Dario D’Aronco, Christian Fogarolli, Alessandro Sciaraffa, Luigi Pagliarini, Salvatore Iaconesi e Oriana Persico e Mat Toan. A questi si uniscono artisti e accademici, come Paolo Atzori, Giorgio Cipolletta, Lorenzo Miglioli e Marcello Pecchioli. La collettiva include, inoltre, gli artisti del Gruppo78 che praticano la media art e presenta l’opera vincitrice dell’open call under 25, che ROBOTICS riserva ai più giovani: l’installazione immersiva Il peso di tutto quello che non c’è di Iolanda Di Bonaventura. ROBOTICS, ideato da Maria Campitelli con la collaborazione di Valentino Catricalà, promosso dall’Associazione culturale Gruppo78 International Contemporary Art di Trieste, è stato inaugurato con Copacabana Machine Sex di Vorn: una performance in cui dei robot, come se si trovassero su un palco di cabaret, hanno danzato in un tentativo di seduzione tra loro e del pubblico e hanno prodotto musica che mescola il kitsch di Broadway e il look industriale scuro dei suoi lavori più recenti.

Info: robotics.gruppo78.it

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