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Il fiore della strega

Scrivere e disegnare una storia fantasy semplice e diretta, mai banale, non è da tutti. Il pericolo di incappare in errori e di essere poco (o per nulla) compresi, soprattutto dagli appassionati del genere, può annidarsi dietro l’angolo. E lasciare poco spazio a nuovi, spesso ancor più infruttuosi, tentavi. Un rischio che Enrico Orlandi, autore di fumetti e una laurea all’accademia di Belle arti non corre, seppur Il fiore della strega (112 pagine, 16 euro) rappresenti il suo graphic novel d’esordio.

Edito da Tunué nella collana Tipitondi (che strizza l’occhio ai piccoli lettori) questo volume a colori offre una storia avvincente, contraddistinta da un linguaggio e da disegni calibrati, essenziali e mai sopra le righe. Una lettura adatta non solo ai giovanissimi. ”Mi chiamo Tami e sono nato in un villaggio lontano da qui, a Sud. Tutti i bambini del mio villaggio, quando raggiungono i dieci anni di età, devono abbandonare la propria casa e intraprendere un viaggio. Esiliati, possono tornare solo quando sono diventati uomini”. Così la quarta di copertina del libro, ad anticipare una frase-monito che dà un po’ il senso del racconto: ”Il peggio non è la fame, il freddo, la nostalgia. La parte più dura è che a nessuno di noi viene detto come si diventa uomini”.

La vicenda prende il via nella parte più a Nord della Lapponia, nei pressi del villaggio di Kariga, quando la giovane Mira e suo papà rinvengono un bambino biondi svenuto in mezzo alla neve. Portato al sicuro (”sarai anche forte ma non avresti dovuto sfidare la tormenta”), appena risvegliato racconta di chiamarsi Tami e di essere un guerriero che sta viaggiando per diventare adulto. Nel suo peregrinare, durato circa un anno, Tami non si è di certo annoiato: ha affrontato il freddo pungente (”spero solo di non congelare prima”), combattuto banditi, sconfitto bestie e mostri, salvato principesse, trovato tesori, ma queste imprese non lo hanno aiutato a raggiungere il suo obiettivo (”niente di tutto questo mi ha reso un uomo”).

Sarebbe il caso di arrendersi? Giammai. Un antico sciamano, infatti, gli ha raccontato che all’estremo Nord, oltre il villaggio di Kariga, vive una strega che coltiva fiori magici. ”Se riuscirai a prenderne uno, allora sarai un uomo”, rivela il vecchio saggio. Per Tami (e non solo per lui) sarà l’inizio di una nuova avventura, più incredibile di quelle trascorse. Un graphic novel di formazione? Perché no. Il fiore della strega – definito un racconto a metà strada tra le avventure di Hilda, nate dalla penna di Luke Pearson e il pop di Adventure time, serie tv animata – narra le vicende di un giovane uomo che vuole crescere. Il prima possibile. Per gli orfani di 4Hoods, serie a fumetti di Sergio Bonelli editore chiusa la scorsa estate dopo sei numeri – ma il creatore e curatore Roberto Recchioni ha ammesso: «i 4Hoods torneranno, in una proposta differente, più in linea con le tendenze del mercato, molto presto. Anche con qualche piccola novità» – la lettura di questo graphic novel può essere una bella occasione per riappropriarsi di certe atmosfere. E magari anche Il fiore della strega potrebbe diventare una storia seriale. Non disdegneremmo.

Info: www.tunue.com

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