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Un romantico a Milano

«Scusi che ne pensa di un romantico alla Scala? Quando canta le canzoni della mala, scola quasi centomila Montenegro e Bloody Mary, mocassini gialli e sentimenti chiaro-scuri». È un passaggio del brano Un romantico a Milano dei Baustelle, band con all’attivo dieci album tra dischi in studio, live e colonne sonore. Chissà, magari Drogo Colombo, l’illustratore in crisi con gli occhiali da sole h24 protagonista del graphic novel di Sergio Gerasi Un romantico a Milano (Bao publishing, 176 pagine, 20 euro) l’avrà ascoltata in sottofondo, seduto al tavolino di un bar sui Navigli, cocktail alcolico in mano, mentre intrattiene conversazioni (immaginarie) con artisti, poeti e scrittori del passato. Che di rimando non gli negano un pensiero, come la poetessa Alda Merini («il grado di libertà di un uomo si misura dall’intensità dei suoi sogni. Drogo non è più libero da tempo»), il designer Bruno Munari («non gli manca niente, tranne quello che vuole davvero»), l’artista Lucio Fontana («la spugna nel suo stomaco ha assorbito finché ha potuto»). Mentre lo scrittore Dino Buzzati rimarca che «si chiama Drogo Colombo. Drogo, come il protagonista del mio primo romanzo».

Certo, Drogo ha un segreto (chi non ne ha?), però non intende rivelarlo. Neppure a sé stesso. E nell’epoca dei social non è roba da poco. Nemmeno immergersi in un romanzo a fumetti come questo, che l’autore – «convive con i fumetti quotidianamente da diciotto anni», si legge nella presentazione – dà in pasto ai lettori in tutta la sua essenza, sia a livello di testo sia di colori (realizzati a quattro mani con Marco Zambelli). In una riflessione sottile e soltanto in apparenza surreale sull’arte – nonché sul senso della narrazione e sulla ricerca della felicità – Gerasi apre a uno stile grafico intimista e accattivante, un racconto a colori dove pone al centro un uomo, Drogo Colombo («troppo vecchio per uscire a bere tutte le sere, sufficientemente giovane per non doversi preoccupare della prostata») al quale è impossibile non affezionarsi. Hipster a metà strada tra Jeffrey Lebowski e Alan Garner di Una notte da leoni – perlomeno nelle fattezze – il protagonista è un uomo fuori dal tempo, che sembra vivere in un periodo storico del tutto sbagliato rispetto al suo Iook.

Una persona che si interroga su tutto e su tutti, in bilico tra ciò che è reale e ciò che non lo è, alla ricerca del suo centro di gravità permanente (Battiato docet). Ricco di rimandi, citazioni e comparsate sfiziose – come quella di Davide Toffolo dei Tre allegri ragazzi morti, che augura al pubblico di «finire la serata facendo l’amore, qualsiasi siano i vostri gusti sessuali» – Un romantico a Milano non è una lettura semplice né semplicistica; anzi, al lettore si richiede, seppur involontariamente, di spogliarsi delle proprie certezze, abbracciando Drogo come se fosse un vecchio amico un po’ cazzone – i suoi dialoghi con il gatto, nei quali dettaglia di Modigliani e Cobain, sono uno spasso – ma del quale non si può fare a meno. Ognuno di noi ha dentro una spugna capace di assorbire razionale e irrazionale. Questione di punti di vista (e predisposizione). Ebbene, la spugna di Drugo ha urgente necessità di essere strizzata. Qualcosa di buono uscirà fuori.

Info: baopublishing.it

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