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Passaggi di stato

È visitabile fino al 20 marzo la mostra Boisi | Galindo | Palazzari. Passaggi di stato, curata da Bruno Corà e Davide Sarchioni alla Reggia di Caserta, in collaborazione con MLZ Art Dep, Prometeogallery e RIBOT arte contemporanea. L’esposizione si fonda sull’idea di dialogo e coesistenza tra artiste della stessa generazione, ma con premesse concettuali, radici culturali ed esiti formali sensibilmente differenti tra di loro. Queste diversità latenti si manifestano in successione all’interno delle Retrostanze settecentesche della Reggia, attraverso una struttura espositiva che propone tre micro-personali. L’intento, dichiarato sin dal titolo, appare essere quello di raccontare tre approcci alla pratica artistica che si diversificano sostanzialmente per linguaggio, uso di materiali e soluzioni espositive, caratteristiche peculiari della mostra che meglio si legano all’idea di passaggio di stato. Il lavoro di Valentina Palazzari (Terni, 1975), centralizza il materiale metallico di derivazione edilizia come forma espressiva, servendosi di reti elettrosaldate, tondini e residui rugginosi che imprimono un’identità anche cromatica ai lavori, presentati sotto forma di installazioni e opere a parete, e che rivelano inoltre una trasformazione dovuta allo scorrere del tempo, un passaggio di stato aggiuntivo che interessa la materia in questione.

Lorenza Boisi (Milano, 1972) è co-protagonista attraverso una pratica pittorica fortemente dominante, centrale nel suo percorso artistico, anche negli ultimi prodotti in ceramica, frutto di una residenza a Montelupo Fiorentino da poco conclusasi. A livello simbologico questi lavori sembrano essere quelli meglio connessi allo spazio ospitante, mediante la ripresa di motivi naturali che ritroviamo nelle decorazioni parietali dell’antico palazzo casertano. Inoltre la Boisi estende il suo operato realizzando un variopinto puzzle di foulard cuciti in forma di tendaggio, omaggiando, da un lato, la grande tradizione setaiola della vicina San Leucio, dall’altro, ponendosi come un’ulteriore evoluzione formale di una linea estetica legata a filo doppio con la sua biografia. Regina José Galindo (Città del Guatemala, 1974) allarga la riflessione sul medium attraverso due fotografie, una traccia audio (da “SOS”, performance realizzata durante la sua ultima mostra alla Prometeogallery di Milano nel gennaio 2018) e un video (“Aùn no somos escombros”, Mönckebergstrasse, Rathausmarkt, Amburgo, 2016), marcando ancora una volta l’importanza del corpo e dell’atto performativo intesi come strumenti di denuncia sociale.

Fino al 20 marzo, info: www.reggiadicaserta.beniculturali.it

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