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Arcimboldo a Roma

Giuseppe Arcimboldi, detto l’Arcimboldo, è uno degli artisti più eccentrici del Cinquecento. I suoi ritratti grotteschi ancora oggi stupiscono per la forte originalità. Le teste composte da elementi sovrapposti come fiori, frutti, pesci, animali, ferri, segnalibri, fasci di fogli, sono ricche di ironia e significati simbolici e allegorici. L’Ortolano, il Giurista, il Cuoco, il Bibliotecario sono solo alcuni dei dipinti caricaturali in mostra per la prima volta a Roma alla Galleria Nazionale di Arte Antica – Palazzo Barberini dal 20 ottobre 2017 all’11 febbraio 2018. In esposizione le famose serie di Stagioni, gli Elementi, ma anche i disegni acquerellati, le vetrate realizzate per il Duomo di Milano, i libri di grande pregio come l’Alessandrina e la Corsiniana, le medaglie, gli oggetti provenienti dalla Kunstkammer, la corte imperiale degli Asburgo dove lavorò dal 1552. “Il grido della sua fama volò ne l’Alemagna” scrive lo storico Paolo Morigia. E poi ancora le opere di artisti suoi contemporanei e un curioso omaggio realizzato con materiali sartoriali. La mostra, curata da Sylvia Ferino Pagden, raccoglie opere provenienti da Basilea, Houston, Monaco, Denver, Stoccolma, Osaka, Como, Cremona, Firenze, Genova e Milano. Il dipinto la Terra è esposto per la prima volta dopo venti anni.

Articolata in sei sezioni, l’esposizione si apre con L’ambiente milanese, dove si trova l’Autoritratto di Arcimboldo, testa composta da carte e da alcuni scritti che gli furono dedicati da letterati suoi contemporanei. Pochi conoscono il suo vero volto e questo è uno dei pochi dipinti che lo svelano. Arcimboldo era un artista bizzarro, poeta e filosofo, ingegnere e inventore, organizzatore di feste e cerimonie. La sezione A corte tra Vienna e Praga è dedicata invece ai bozzetti di giostre e fontane e agli studi sulle feste e le cerimonie che era chiamato a organizzare. La terza sezione raccoglie invece gli studi naturalistici e i pezzi da collezione provenienti dalla Wunderkammer tra i quali anche zanne, coralli, fossili. La quinta sezione Il bel Composto analizza il metodo di composizione delle immagini a doppio senso. Conclude il percorso la sezione Pitture ridicole dove sono appunto esposte le cosiddette “teste reversibili”, immagini di natura morta che ruotate a 180° assumono conformazioni diverse. La Corte viennese diede ad Arcimboldo l’opportunità di esprimere l’intera gamma dei suoi talenti, eseguendo ritratti della famiglia imperiale, progetti per feste, cortei e tornei regali, le teste mostruose e tante altre creazioni come le invenzioni per gli orefici e intagliatori di pietre e cristalli. Arcimboldo è oggi considerato un genio. Il tema di ogni quadro, come La Primavera, L’Inverno, Il Fuoco o L’Acqua , è sviluppato con oggetti associati alla stagione e all’elemento del titolo. Fiori e piante per La Primavera, radici e rami contorti per L’Inverno, ceppi e armi per Il Fuoco, pesci e altri animali acquatici per L’Acqua. Queste allegorie figurative contengono anche diversi simboli imperiali. «Le teste composte di Arcimboldo – ha spiegato la curatrice della mostra – racchiudono una molteplicità di punti di vista: guardando la testa da lontano, che sia raffigurata di profilo, di fronte o di tre quarti, l’osservatore ne coglie la forma complessiva, spesso mostruosa, ma solo dopo essersi avvicinato inizia a notare la resa accurata dei singoli oggetti che la compongono». Le teste “composte” e “reversibili” furono poi copiate e reinventate anche da altri pittori, a testimonianza del successo ottenuto dalle sue invenzioni. I ritratti suscitarono un’immediata ammirazione presso la Corte tanto che Arcimboldo fu uno dei pochi artisti a guadagnare il titolo nobiliare di Conte palatino. Trascurato per lungo tempo, l’artista milanese è stato riscoperto solo negli anni Trenta del Novecento. Oggi è considerato il più importante antesignano del Surrealismo e del Dadaismo.

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