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Passioni Visive

Sta riscuotendo un meritato e notevole successo di pubblico la mostra Passioni Visive di Marino Marini, inaugurata il 16 settembre a Palazzo Fabroni. A Pistoia, città eletta quest’anno Capitale Italiana della Cultura 2017 e teatro di grandi eventi culturali dalla mostra dedicata a Giovanni Pisano, al restauro della Visitazione di Luca Della Robbia agli eventi legati al Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, era per così dire naturale ideare un evento che riguardasse Marino Marino che lì nacque poco dopo lo scoccare dello scorso secolo nel 1901. Provenienti da diverse e numerose collezioni pubbliche e private e dal vicinissimo Palazzo Tau, dove ha sede la Fondazione Marino Marini luogo in questi giorni dela mostra Mirò e Marini. I colori del Mediterraneo, Pistoia si impegna dunque a celebrare a tutto tondo il suo diletto artista fino a dicembre. Poi l’intera esposizione dopo le festività natalizie sarà trasferita alla Fondazione Solomon R. Guggenheim a Venezia. A casa Guggeheim una nuova tappa sotto la nuovissima e pur sapiente guida della nuova direttrice Karoline Vain, nipote della collezionista americana.

Passioni Visive si connota quindi per essere un’occasione irripetibile di conoscenza di uno degli artisti più incisivi e decisivi nel flusso continuo delle arti, in grado con la propria arte scultorea di creare ponti tra secoli diversi tradotti in un linguaggio perentoriamente individuale. Sono dieci le macro sezioni che i curatori Flavio Fergonzi e Barbara Cinelli hanno giudicato consone a descrivere in maniera filologica il confronto e dialogo che Marino aveva di volta in volta instaurato con modelli scultorei del passato, dalle forme arcaiche atrusche e antico-italiche e greche fino a quelle rinascimentali e ritrattistiche di Desiderio Da Settignano, passando per gli allungamenti gotici di sculture nordiche. In ogni sala sono esposte sculture di Marino insieme a opere di altri artisti, a cui l’artista sentì di avvicinarsi per nutrire e costruire la sua arte, per generare l’innesco della sua invenzione scultorea. In una sala un Crocifisso ligneo di fattura gotica e di misteriosa vitalità con cui lo scultore si è fisicamente confrontato è tra tutte quelle in mostra, l’unico che Marino ha posseduto in casa propria, come documenta uno scritto del 1960 di Pier Maria Bardi durante una visita a casa dell’artista. Dunque la mostra Passioni Visive è un doppio, triplo, quadruplo viaggio attravreso la scultura di Marino e dillatri artisti noti e ignoti, di cui sono perveute le opere fino a noi. Un canopo etrusco, un coperchio figurato sepolcrale, un’opera di Rodin, una di Germaine Richier amica e collega conosciuta a Tenero in Svizzera, o perfino un Cavallo Ferghana di inizio dinastia Tang sono esposte vicino alle opere dello scultore pistoiese in una dialettica di rimandi e suggestioni che confonde, pur nell’impossibilità di tradire la cronologia, chi renda omaggio a chi. E su tutti il confronto più amato e amorevole, più stretto e trapunto di concordia avviene con l’opera di Arturo Martini, di cui in mostra di trova il Tobiolo degli anni Trenta. A lui era succeduto alla cattedra di Plastica alla Scuola d’Arte di Monza nel 1930, a lui era succeduto nel ricevere il primo premio alla Quadriennale di Roma nel 1935. Più giovane di dodici anni di Arturo Martini, Marini dapprima lo insegue poi lo raggiunge, infine lo sorpassa. E nel 1936 espone alla Biennale di Venezia un Cavaliere Per il Cavaliere del 1936 elaborò quello di Fausto Melotti di due anni prima alla Triennale, ma non abbandonò mai questa iconogrofia, fruttuosa per lui in ogni momento della vita tanto da scriverne così ‘Cavallo e cavaliere sono concepiti secondo uno spirito geometrico al quale si allea un pathos immaginativo: silenzioso stupore, che può soltanto manifestarsi per forme chiuse ed ermetiche, rinnovamento di un mito che ha tanti anni quanti il mondo, a cui l’uomo ritorna come a qualcosa di essenziale e di fatale’. Dopo Venezia inizia un’escalation di fama e riconoscimento che lo proietta ben oltre la sua terra. Le sue opere sono al Museum of Modern Art di New York, al Peggy Guggenheim di Venezia, al Kunsthaus di Zurigo, al Kunstmuseum di Basilea, gli vengono dedicati saggi critici e servizi illustrativi su ‘Life’, ‘Look’, sul ‘New York Time’. Posano davanti a lui durante la trasferta americana Igor Stravinskij e Nelson Rockfeller. Si rifiuta di ritrarre John Kennedy, nonostante le insistenze del suo mercante Pierre Matisse, perché non lo aveva mai conosciuto. Marino poteva ritrarre unicamente chi conosceva e sentiva vicino come lo scrittore Henry Miller e l’artista Fausto Melotti conosciuto a Firenze durante la Prima Guerra Mondiale. Scrive Marino ”Il ritratto è un particolare del mio sviluppo dell’arte … Naturalmente i personaggi artisti sono sempre personaggi che interessano molto di più perché hanno dieci facce”. Il Ritratto di Fausto Melotti esposto a Pistoia probabilmente ne ha diverse di facce e vale da solo la bellezza di un’intera esposizione. L’uso particolare della cera accentua i tratti psicologici, dona al volto una lucidità e compattezza da renderlo aulico come fosse un’antica reliquia.

Fino al 7 gennaio 2018, info: www.marinomarinipassionivisive.it

 

 

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