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Tra futurismo e arte cinetica

Diverse per periodo storico, genere artistico, intenzioni, le due nuove mostre inaugurate nelle due Project Room del museo il 10 novembre sono accomunate però da un elemento: entrambe ci fanno scoprire aspetti dell’arte italiana del secolo scorso poco noti al grande pubblico. La prima, curata da Federica Pirani e Gabriele Simongini, rende omaggio a Lia Drei e Francesco Guerrieri, compagni di vita e di avventura, fondatori del Gruppo 63 e poi del Binomio Sperimentale p., protagonisti di una stagione artistica importante per l’arte romana. Questa mostra rappresenta allora la giusta occasione per conoscere da vicino le ricerche dei due artisti, che si muovevano nell’ambito dell’arte programmata e cinetica, con una grande ed importante differenza rispetto a quella coeva del nord italiana: la fedeltà quasi assoluta al linguaggio pittorico, come ricorda proprio Guerrieri in un’intervista di qualche anno fa: «Altra nostra specificità fu la consapevolezza di operare nel linguaggio storico della Pittura. In questo senso va ricordato che io e Lia rimanemmo sempre fedeli all’uso del pennello e dei colori senza l’ausilio di mezzi meccanici o tecnologici». 

Ad arricchire ulteriormente il percorso anche documenti e cataloghi dell’epoca. Laboratorio Prampolini: disegni schizzi bozzetti progetti e carte oltre il futurismo, a cura di Giancarlo Riccio e Federica Pirani, cerca invece di rappresentare la grande poliedricità dell’artista futurista. Davvero unici e imprevisti sono per esempio i bozzetti realizzati per il Teatro dell’Opera per gli spettacoli Il castello nel bosco, La tarantola e bolle di sapone: gnomi, fate, fauni, realizzati con tratti morbidi e colori squillanti. O anche i ritratti di Balla, Marinetti o Picasso, in bianco e nero, sintetici nella resa dei volti. O ancora la bellissima serie di tempere, sempre in bianco e nero,che rappresentano dei figurini la cui posizione del corpo forma i numeri da 1 a 9, evidenziati con il colore bianco. Nella biblioteca sono inoltre esposti molti documenti provenienti dall’archivio Prampolini, che dal 1992 è conservato nel museo: lettere, taccuini, riflessioni, che ci permettono di conoscere l’aspetto più umano e meno strettamente artistico di Prampolini. Due mostre quindi, che ci permettono di scavare in alcuni aspetti dell’arte italiana del secolo scorso, finalità forse cara al Macro, come testimonia anche la mostra Roma Pop city 60-67, ancora in corso nella sala principale del museo. Fino al 15 gennaio; Macro; via Nizza 138; Roma; info: www.museomacro.org

 

 

 

 

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