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Foligno, appuntamenti a regola d’arte

Con il Settantennale della manifestazione della Quintana Moderna, Foligno propone due appuntamenti a regola d’arte: una collettiva e un talk dedicati ai linguaggi del contemporaneo. La Solitudine dei Monumenti (dal 17 settembre al 14 ottobre 2016), mostra a cura di Marta Silvi e con la consulenza artistica di Pier Luigi Metelli, s’inserisce all’interno degli ambienti di Palazzo Candiotti – sede dell’Ente Giostra della Quintana – con le opere di Tomaso De Luca, Stefano Emili, Matteo Fato, Gabriele Porta. Gli artisti, autori dei più recenti Palii della Giostra della Quintana (rievocazione storica che ogni anno in città propone una gara tra rioni di origine secentesca), con i lavori proposti riflettono sulla condizione di solitudine del monumento in quanto reperto esclusivo e insolito. Per l’occasione le opere installate si collocano, come presenze dinamiche e desuete a loro volta, tra i preziosi abiti del corteo storico e gli oggetti d’epoca. “La Solitudine dei Monumenti si sofferma su uno degli aspetti peculiari del monumento stesso, quello forse meno celebrativo e più intimistico, la sua solitudine, ovvero l’isolamento che nella ieraticità lo rende inconsueto e unico, portatore di valore e di memoria”, scrive la curatrice Marta Silvi che in questo caso individua un fil rouge tra i lavori scelti che funge da collante con la memoria collettiva del luogo. Come dei piccoli menhir, i lavori segnano quindi un percorso ideale che corre lungo lo spazio: è Matteo Fato che con Senza titolo (Cose Naturali) (2012) apre le fila del discorso elevando a monumento il pollice opponibile che ci distingue dagli animali. L’utilizzo che l’artista fa di vari media è evidente anche in Senza titolo (1507 – 2015) (2015), in cui ritroviamo una riproposizione de La Muta di Raffaello attraversata da un potente neon.

Stefano Emili si fa portavoce di uno sguardo giocoso sulla realtà, tramite la grande tempera Fiastra (2016) in cui il gesto del togliere evidenzia il campo dipinto, e il gigante Carillon (2012) che ricorda le sorprendenti scatole magiche dadaiste. Con il suo Regesto (2014), l’oggetto libro – in questo caso di forte impronta artigianale – diventa contenitore d’immagini del nostro presente cibernetico. È Tomaso De Luca che con le sue Ein reiner morgen in Amerika (Henry on the chair) (2016) e Ein reiner morgen in Amerika (David) (2016) mette in discussione l’integrità fisica del monumento stesso presentando ready made composti di varie lamine metalliche poste in equilibrio precario. In Love Is Soft, But Hard Sometimes (2013) e An Incomplete Portrait Of Anchises (2013), l’artista gioca sull’ambiguità, prendendo spunto dal mito di Enea e del vecchio padre Anchise. Nella serie You take care glitter boy (2011), Gabriele Porta eleva ritratti e immagini soft porno a pungenti figurazioni di natura drammaticamente attuale; mentre con Untitled (2014), due grandi tavole monolitiche in smalto dorato poggiate sul camino in marmo d’epoca del palazzo, egli spezza i ritmi lineari della stanza imponendosi come chiara presenza iconica. Nel libro Ragazzi di vita (2010/11) l’artista marca le pagine di una vecchia edizione del romanzo di Pasolini disegnando i volti di decine di bambini scomparsi.

Il CIAC – Centro Italiano Arte Contemporanea ha invece ospitato sabato 17 settembre l’incontro con Nicola Samorì, autore dell’ultimo Palio della Giostra della Rivincita.“Tutte le forme di Samorì subiscono la forza della materia, colei che in fondo è la storia dell’arte”: così Italo Tomassoni ha introdotto l’artista, il quale, in dialogo con Marta Silvi e Pier Luigi Metelli, ha presentato la sua ricerca artistica relazionandosi con l’esposizione temporanea (fino al 2 ottobre 2016) di alcuni suoi lavori recenti. In ogni sua opera s’individua la storia di un processo che è rappresentato dalla sovrapposizione di strati materici e di azioni, presente anche nella grande tela San Pietro all’Inferno (2016) alle sue spalle. Egli attinge indiscriminatamente da “tutte quelle immagini che possono stimolare una riscrittura” (N.S.), riproducendo soggetti ispirati a quadri che spaziano dal Rinascimento fino al Novecento sui quali interviene con tagli, incisioni, colpi fino a farli diventare propri.

 

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