Racconti a fumetti che prendono vita dall’incontro, idilliaco, tra lo stile di Erik Kriek, vero e proprio maestro del fumetto olandese, e la sua passione – viscerale – per la musica folk e le ballate tradizionali dei paesi anglosassoni. Nasce così la raccolta In the pines (Eris edizioni, 112 pagine, 16 euro), cinque storie tratte da altrettante celebri murder ballads, le ballate dell’assassino, che rappresentano tuttora una parte sostanziale del ”Great american songbook” – l’antologia non ufficiale della musica popolare – e che sono state reinterpretate da cantautori come Nick Cave, Johnny Cash e Bob Dylan. Da parte sua, Kriek (classe 1966, vive e lavora ad Amsterdam) non si è limitato a tradurre in immagini queste leggende di marinai e del vecchio west, dove le forche facevano da avvertimento a chi era tentato di lasciare la retta via, senza dimenticare i tradimenti, le storie d’amore clandestine, i banditi e i tesori sepolti (il tutto condito da paesaggi oscuri, con boschi ancora selvaggi). Ma è andato ben oltre, come spiega il giornalista e scrittore Jan Donkers: «L’autore ha preso il testo originale come punto di partenza da cui tuffarsi nella storia e nella sua propria immaginazione, prendendosi la libertà di ampliare il racconto con le sue illustrazioni». Dunque, prendendo il là dai testi originali e dal mood in cui nacquero, Kriek si è tuffato in questo immaginario, rafforzandolo e ampliandolo attraverso il suo gusto per le atmosfere cupe, dando linfa a delle storie a sé il cui senso originale trova sbocco nel racconto a fumetti. Cinque vicende – Pretty polly, Long black veil, Taneytown, Caleb meyer, Where the wild roses grow – sviluppate nell’ambito di un lavoro unico ed originale, in grado di mostrare sia il lato oscuro del cosiddetto “american dream” sia quanto il fumetto possa ancora sondare (e fondersi), senza alcuna banalità, con l’universo della musica. Nella postfazione di In the pines – un volume che davvero si legge tutto d’un fiato, tradotto in molti paesi europei, dalla Francia alla Germania all’Olanda – Donkers insiste sul titolo dell’opera. «Murder ballads? Ma non è l’album di Nick Cave? Sì, ed è un gioiello del genere, ma il termine significa molto di più. I testi delle ballate trattano sempre di un omicidio, ma la forma in cui la storia viene raccontata è molto variabile. A volte presenta il punto di vista del killer, a volte quello della vittima». Per chi ha la curiosità dalla sua.
Info: www.erisedizioni.org


