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La Siria spiegata dagli artisti


A volte l’arte può essere più esauriente ed espressiva di mille reportage. Riesce a sprigionare messaggi e sensazioni che nessun filtro o censura può ostacolare. E per averne una dimostrazione basta osservare la nuova sezione di Imago Mundi, la collezione d’arte contemporanea di Luciano Benetton, presentata ieri sera a Roma in una Sala della stampa estera gremita in ogni ordine di posto. Una sezione dedicata interamente alla Siria, non a caso battezzata Sirya off frame, composta da 140 opere di artisti siriani, emergenti o affermati. Tutti si sono cimentati con il racconto del loro Paese. Un racconto romantico e drammatico, che rende giustizia a una terra che, nonostante il conflitto che la sta dilaniando, non dimentica la sua straordinaria civiltà, la sua bellezza, il suo misticismo, la sua modernità. La Siria documentata dai notiziari attuali è una nazione che si perde nel ginepraio mediorentale di questo controverso e tragico momento storico. Talvolta viene presentata come la vittima, talvolta accostata all’immagine dei carnefici, a seconda dell’altalenanza della notiziabilità. Gli ”united artists of Benetton”, invece, con grande dignità hanno effettuato una autentica operazione verità: un ritratto appassionato e sincero della realtà sociale siriana. C’è chi ha rappresentato l’Isis, chi ha lanciato un messaggio di pace, chi ha parlato dei rifugiati. Lo hanno fatto i pittori, illustratori, fumettisti, fotografi, poeti, calligrafi, attori e registi teatrali, street artist e video maker chiamati a raccolta da Benetton che hanno esplorato e descritto il loro dolore interiore ma allo stesso tempo la voglia di riscatto. Per questo il progetto di Benetton, ancora una volta, ha toccato sensibilità diverse, quelle degli addetti ai lavori del settore artistico, ma anche quelle dei politologi e degli esperti di relazioni internazionali. Ancora una volta questo imprenditore illuminato è riuscito a unire tutti grazie al suo genio creativo. Ecco perché la presentazione di Siria off frame è riuscita a a riunire allo stesso tavolo Donatella Della Ratta, curatrice del progetto, giornalista di esteri e grande conoscitrice del mondo islamico, Emma Bonino, già ministro degli Esteri, Francesca Caffeari, di Repubblica, Catherine Cornet, dell’Internazionale, Claudio Scorretti, curatore d’arte, Guido Talarico, editore e direttore di Inside Art, Franco Venturini editorialista del Corriere della Sera e Giancarlo Bosetti, direttore di Reset Doc – Dialogues on Civilizations. Lui, Luciano Benetton, era in collegamento da Treviso, con un immancabile maglione colorato, diventato ormai, oggi ancora più di ieri, l’icona di un artefice di pace. Perché se è vero che il presupposto della pace è la conoscenza, la collezione d’arte di Benetton, Imago Mundi, diventata un colossale romanzo che unisce le diversità, è un profondo e dirompente strumento di dialogo al servizio dell’umanità.

Info: www.imagomundiart.com

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