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Giangrande, Cosmic Milk

Ha inaugurato il 4 marzo a Roma il terzo appuntamento del progetto espositivo Interzone curato da Christian Caliandro. La mostra è parte del programma Cultura, organizzato da Nomos, che quest’anno ha per oggetto il rapporto spazio/tempo. Dopo Mariagrazia Pontormo e Ivana Spinelli questa volta è il turno di Michele Giangrande con la mostra Cosmic Milk, il colore che secondo uno studio del 2002 corrisponde a quello dell’Universo. Nella serie intitolata The Writing Series, l’artista scrive su dei comuni fogli A4 con una penna colorata una frase estratta da un testo che viene ripetuta, stratificata, reiterata fino a trasformare il foglio in un’opera monocroma. Così il quinto canto dell’Inferno di Dante Alighieri diventa un foglio rosso, dei versi di Thomas Eliot un monocromo viola, la formula della bomba atomica un foglio nero. La frase diventa illeggibile, visibile è solo il colore dietro al quale si nasconde.

La stessa tecnica è utilizzata nel grande dittico che mette a confronto le due visioni sull’origine del mondo: un passo della genesi e un estratto del saggio di Lamaitre in cui per la prima volta viene esposta la teoria del Big Bang. Un monocromo bianco e uno azzurro, apparentemente identici fatta eccezione per il colore, dietro ai quali si celano due visioni così divergenti sull’origine del mondo. Allo stesso ambito si riferisce il trittico in ottone The Pillars of Creation: tre lastre dedicate rispettivamente al tempo, allo spazio, alla gravità. Nell’opera Una nessuna e cento firme, Giangrande espone il primo e l’ultimo esemplare di una serie di cento firme realizzate su post-it. Il richiamo a Piero Manzoni è quasi fino troppo evidente: è l’artista ad attribuire lo status di opera d’arte ad oggetti comuni, addirittura a rifiuti organici come era nel caso della Merda d’artista, una delle sue opere più celebri. Qui è la firma stessa a diventare opera d’arte. Una critica al mercato e al mondo dell’arte che era presente ad esempio anche in Marchel Duchamp e nei suoi ready made: oggetti comuni, defunzionalizzati, musealizzati e trasformati in oggetto artistico tramite la scelta, il gesto e la firma dell’artista.

Fino a luglio, Nomos Value Research, Viale Gorizia 52, Roma; info: www.nomosvalueresearch.it/portfolio/cosmic-milk

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