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Italia Inside Out, parte II

La scorsa primavera, nell’ambito del portafoglio di eventi legati a Expo in Città, si è inaugurata la prima tappa dell’ambizioso progetto Italia Inside Out (qui l’articolo)nella sede milanese di Palazzo della Ragione, ormai punto di riferimento cittadino per le esposizioni di fotografia contemporanea. La mostra era stata concepita per essere fruita in due tempi diversi: una prima parte dedicata all’esposizione di artisti italiani che hanno raccontato le loro terre di origine o i luoghi del Paese a loro cari; la seconda, inaugurata l’11 novembre, racconta invece l’Italia attraverso lo sguardo di trentacinque tra più celebri autori internazionali. L’esposizione, dal titolo Henri Cartier-Bresson e gli altri – I Grandi fotografi e l’Italia, accoglie progetti fotografici che abbracciano un arco di tempo di quasi ottant’anni offrendo a questa impresa molteplici chiavi di lettura: la prima è sicuramente l’amore per la nostra Italia, per la simpatia dei volti, la vitalità del tessuto umano, ma anche l’interesse e la curiosità per gli aspetti della religione e del quotidiano, per la gioia e per la miseria, per i grandi centri e le periferie in una varietà di sguardi poetici e, a tratti, onirici; in secondo luogo, attraverso l’evoluzione della tecnica fotografica si può leggere anche la storia sociale del nostro Paese; in ultimo, c’è la bellezza di set naturali che emergono sfacciatamente a invadere tutto, nei quali, come ha affermato il Direttore di Palazzo della Ragione Domenico Piraina: «ogni spettatore può trovare la colonna visiva della sua vita, o anche inventarsi il volto della propria Italia». Non ci sono solo Milano, Roma, Venezia, ma anche Luzzara e Gibellina, le Alpi trentine e il Lago di Garda, il Colosseo e gli scempi architettonici degli anni ’60, il carnevale di Venezia e la mattanza dei tonni; percorsi organizzati in sette aree tematiche o linguistiche, pensati come un Grand Tour moderno dalla curatrice Giovanna Calvenzi, che abitano lo spazio come delle vere e proprie piazze italiane. Se nella prima parte di questo progetto le fotografie viaggiavano su vagoni di treni immaginari, ora le vedute si ampliano e si arricchiscono di respiri; il treno si è fermato alla stazione e ci offre la possibilità di bere un espresso nella piazzetta del piccolo paesino siciliano o di Piazza San Marco. Si, perché, questa visione “straniera” dell’Italia non ha nulla a che vedere con la terrificante idea delle cartoline ricordo delle vacanze; al contrario, dà a noi autoctoni la possibilità di scoprire, quasi come fosse la prima volta, gli aspetti magici che ci hanno reso grandi.

Apre il racconto un autoritratto del 1933 di Henri Cartier-Bresson che ci guida dentro il suo “sogno di fermare il tempo”alla scoperta di autori – molti dei quali suoi colleghi dell’agenzia Magnum, che, come lui, dal dopoguerra ai giorni nostri, hanno mantenuto una visione umanista della fotografia. Dalla Campagna d’Italia del 1943 di Robert Capa si arriva a Sebastião Salgado, passando per David Seymour, Herbert List, William Klein. Dalla narrazione al bianco e nero il passo è breve: Helmut Newton in 72 ore a Roma ricrea una passeggiata notturna nel centro monumentale della città dialogando con le visioni metafisiche di George Tatge e Guy Manderey. Nella sezione intitolata Dove l’interpretazione diventa un atto d’amore, le città d’arte diventano terreno di sperimentazione di molteplici linguaggi tecnologici offerti alla fotografia contemporanea; così può succedere che la sofisticata Venezia di Hiroyuki Masuyama si trasformi, grazie a dispositivi avanzati, nei dipinti di W. Turner o che quella di Alexey Titarenko ricordi la sua San Piteroburgo. Il Grand Tour ricorda, però, la Nobile tradizione documentaria dei viaggi studio e di formazione di giovani intellettuali che in epoche passate andavano alla scoperta dei tesori culturali del mondo; capeggia in questa sezione un bellissimo e divertentissimo racconto della realtà contadina del piccolo centro emiliano di Luzzara eseguito da Paul Strand con l’aiuto di Cesare Zavattini nel 1953. Non solo magnificenza e luoghi del potere sono narrati in opere dalla qualità straordinaria, ma anche i lati oscuri e più problematici del paese. Nella piazza intitolata Lo sguardo inquieto tre diversi autori hanno cercato di interpretare disagi esistenziali o scempi architettonici che coinvolgono il Nord tanto quanto il Sud della penisola. Di grande impatto il lavoro di Michael Ackerman su Napoli, da lui stesso definita l’ultima vera città europea ancora esistente. Fa da contrappunto a questa sezione riflessiva la visione positiva e colorata di alcuni artisti che hanno immortalato ironicamente, per esempio, le partite di calcio amatoriali, e anche un po’ teatrali, in diversi campi da gioco italiani; oppure l’affascinante alchimia estetica tra le persone e l’ambiente di Venezia e il divertente comportamento dei turisti sulla costiera amalfitana impegnati in contorsionistici selfies. A chiudere il cerchio, una carrellata di autoritratti, le possibilità del “racconto del sé”, dove ricordi e radici si intrecciano alla vita attuale degli artisti, che si trasformano in maschere, paesaggi, luce. La collaborazione tra Pubblico e Privato (Comune di Milano Cultura, Palazzo della Ragione, Civita, Contrasto, GAmm Giunti) e il dialogo con le maggiori istituzioni nazionali e internazionali di fotografia hanno permesso a questo complesso progetto di realizzarsi in modo chiaro e preciso. Emerge un’idea di bellezza semplice e affascinante, che forse noi italiani per primi abbiamo perso. Questa mostra ci dà la possibilità di riscoprire non solo la nostra terra, ma anche noi stessi, e di osservarci con occhi nuovi e puri, sicuramente più benevoli. L’Italia è il cosiddetto Bel Paese dove vive Bella Gente, cioè noi: non scordiamocelo. Info: www.palazzodellaragionefotografia.it/exhibition

 

 

 

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