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L’Hyperbaroque di Herrera

Jesùs Herrera Martinez, dopo l’esperienza di residenza all’Accademia di Spagna, torna a Roma con la sua prima personale italiana, Hyperbaroque, a cura di Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti alla White Noise Gallery di Roma, in collaborazione con l’Ambasciata di Spagna e la Reale Accademia di Spagna. L’intera esposizione è un omaggio al movimento artistico del Barocco che ha reso celebre l’Italia in tutto il mondo. Vedendo i dipinti di Herrera per la prima volta si resta piacevolmente colpiti da una tecnica perfetta che sembra antica, grazie all’estrema cura nell’uso del colore, alla costruzione sapiente della figura, alla maestria nella creazione armonica dell’immagine. Poi ci si inoltra ad esperire i particolari che ci riportano alla contemporaneità: bacinelle usate per lo più dai medici durante le operazioni sono depositarie di due teste mozzate, una busta di plastica con una sorta di piumino è l’appoggio della testa per il Cristo morto. Sono tutti elementi in qualche maniera ironici e beffardi che ci inducono ad un contrappunto fra la resa filologicamente esatta dell’atmosfera barocca, antica, ed il mondo in cui viviamo oggi. La sacralità del Barocco viene incarnata sia dalla tecnica, sia dalla rappresentazione di soggetti cari alla tradizione cristiana.

L’elemento conturbante? I personaggi rappresentati hanno sempre il volto dell’artista, come se Herrera facesse un viaggio sacro all’interno di se stesso andando a ricercare le proprie origini e la propria essenza in un Grand tour interiore. Il viaggio è una costante: lo conduce ad accostarsi al periodo Barocco con un percorso pittorico il cui risultato è una perfezione dell’immagine, e non a caso le sue opere nascono anche da un viaggio intrapreso alla scoperta delle bellezze artistiche del passato, compiuto negli anni soprattutto quando è venuto in Italia in residenza all’Accademia di Spagna. Frutto del viaggio sono le cartoline esposte, ovvero vedutine ad olio da Grand Tour che sono la prosecuzione della sua esperienza all’Accademia: comprendono scotch annerito che le inoltra nella contemporaneità e si alternano ad opere più grandi, mentre è presente una pala d’altare in diciassette parti. Infine la project room della galleria, stanza dove l’artista può creare un suo progetto particolare, è stata trasformata in cripta. Qui un inginocchiatoio del 1400 è posto di fronte ad una pala d’altare con il Cristo morto che ovviamente ha il volto di Herrera, mentre in un’altra zona davanti ad un altro inginocchiatoio sono esposti ex voto fra tradizione e contemporaneità ed i visitatori possono interagire lasciando a loro volta degli ex voto. Fino 24 ottobre 2015 White Noise Gallery via dei Marsi 20/22, Roma. Info: 064466919; www.whitenoisegallery.it

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