Eventi

I traffici dell’Isis

Cosa si nasconde dietro la distruzione delle opere d’arte da parte dei miliziani dell’Isis? È solo furia iconoclasta? In realtà, l’intervista all’Independent rilasciata dall’archeologa franco libanese Joanne Farchakh sembra confermare quanto anche da noi scritto giorni fa. L’Isis avrebbe messo a punto un ingegnoso sistema di ”found raising” basato sul traffico internazionale di singoli reperti, prelevati da palazzi e templi, fatti poi saltare in aria davanti alle telecamere per celarne la provenienza. «Pezzi inestimabili che complessivamente possono valere miliardi di dollari». La ricercatrice, che lavora per l’università di Chicago, ha chiarito la probabile strategia dei terroristi: prima depredano i grandi complessi monumentali di tutto ciò che è di maggior valore: statue, bassorilievi, mosaici. Poi girano video della distruzione di interi edifici del passato (ultimi i due templi di Bel e Ball Shamin a Palmira) che fanno saltare in aria con l’esplosivo per non lasciare tracce: nei resti ridotti in polvere nessuno può accorgersi se manca qualcosa. «Le antichità di Palmira sono già in vendita a Londra – ha dichiarato l’archeologa – reperti siriani ed iracheni depredati da Isis sono già in Europa e non più in Turchia. Queste distruzioni nascondono una delle fonti di finanziamento di Isis».
E aggiunge: «L’ Isis ha imparato dai suoi stessi errori. Quando hanno iniziato l’opera di distruzione dei siti archeologici in Iraq e Siria, hanno usato grandi martelli, grandi macchinari, distruggendo tutto rapidamente e riprendendolo su video. Hanno distrutto Nimrud (Iraq) in un giorno ma hanno fornito solo 20 secondi di immagini. Ora non hanno neanche più bisogno di rivendicare la distruzione di un sito. Per loro ci pensano le Ong e l’Onu. Prima si sparge la voce di esplosioni. Dopo escono le immagini che loro vogliono far emergere secondo i loro piani». Per questo, benché avessero conquistato Palmira da settimane, non l’hanno distrutta in un giorno: «Hanno iniziato con l’esecuzione di soldati siriani nel teatro romano. Poi hanno mostrato esplosivi attaccati ai pilastri romani. Dopo hanno decapitato l’ex direttore del sito, al-Asaad. E quindi – ha detto Farchakh – hanno fatto saltare in aria il tempio di Baal Shamin secondo una regia ben studiata. Così hanno fatto inorridire il mondo. Ci saranno ulteriori scempi a Palmira secondo un calendario prestabilito. La prossima volta può toccare al grande teatro romano, quindi alla piazza del mercato dell’Agora. Hanno un’intera città da distruggere e hanno deciso di farlo secondo i loro tempi». E secondo l’archeloga più a lungo durerà lo scempio, più saliranno i prezzi dei reperti.

Commenti