I pesci non hanno sentimenti

Roma

Cartina di tornasole di una generazione confusa e inquieta (e dunque oggi neppure felice, come cantava Carmen Consoli), intensa ed amara allo stesso tempo, l’ultima fatica di Michele Petrucci, disegnatore fanese classe 1973, racconta le vicende, le ossessioni e gli amori di Rino e Jonathan, due amici alla ricerca di una nuova vita in mezzo ai boschi. Edita da Coconino press e Fandango, I pesci non hanno sentimenti (136 pagine, 16 euro) è una graphic novel dove l’autore, forte di pubblicazioni anche in Francia e negli Stati Uniti, porta avanti una narrativa intima e spigolosa, come i tratti che caratterizzano i suoi personaggi. Dunque facciamo la conoscenza di Rino, un giovane alla costante ricerca di un personale equilibrio.
Ha perso da poco la madre («ricordo che mi ripeteva di stare alla larga dagli sconosciuti. Che erano persone malvagie») ed ha un cattivo rapporto con il padre – ex pilota d’aereo catturato dagli iracheni nel corso della guerra del Golfo – guarito da una grave malattia post conflitto. Rino svolge un lavoro che non ama («cinque anni di scuola di graphic design e mi ritrovo a ritoccare foto di morti. Eppure i volti mi affascinano, sono come finestre su cui affacciarsi») e una passione smodata per la cucina. Per lui, infatti, «cucinare è un atto creativo che richiede molta attenzione, un terzo di talento innato e un pizzico di fortuna», ma è anche un rimando alla sua passione per gli elenchi, congiuntamente a una particolare ossessione: è in grado di osservare sui volti delle persone i segni di una condotta criminale, secondo i criteri descritti dall’antropologo ottocentesco Cesare Lombroso nei suoi trattati. «Vecchie teorie superate? La scienza ritiene di sì. Ma io so osservare in profondità. Io vedo quei segni in maniera limpida, nitida, riesco a seguire quei percorsi», è la convinzione di Rino, il cui unico amico è Jonathan («la prima volta che l’ho incontrato era estate a una festa all’aperto. Era in mezzo ad una piccola folla e ballava ubriaco folle»), un ragazzo appartenente al movimento anti-consumista freegan che vive in solitudine tra le sue piante d’appartamento («il suo non è solo un modo per risparmiare, ma una vera e propria filosofia di vita anticonsumistica») e che deciderà di seguire nei boschi, unendosi alla comunità seminomade di Piccola terra, iniziando un nuovo modo di vivere a stretto contatto con la natura. Durante questa nuova avventura Rino conoscerà Maia, di cui s’innamorerà, e Zeta, il capo della comunità con le sue rigide leggi primitiviste («dormirete nella capanna con Mauro e Romina per le prime notti. Nel frattempo vi aiuteremo a costruirne una per voi. Non vogliamo intorno a noi oggetti che ci sopravviveranno»). Leggi che individuano nell’abbandono della modernità e nel ritorno a un’esistenza pre agricola la vera dimensione dell’essere umano. Ma è proprio questa la nuova vita che Rino auspicava?

Info: www.coconinopress.it

 

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