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Moulène, Il était une fois

Dai primi lavori fotografici alla produzione di oggetti e disegni, Jean-Luc Moulène attraverso la sua opera interroga la società contemporanea e promuove una forma di resistenza e di critica verso le seduzioni della rappresentazione. L’Accademia di Francia a Roma gli dedica fino al 13 settembre un’importante monografica. La mostra, intitolata Jean-Luc Moulène. Il était une fois, costituisce la terza e ultima tappa di un percorso iniziato nell’estate 2014 al Centro di arte contemporanea Transpalette di Bourges con l’esposizione Disjonctions, dedicata all’omonima serie fotografica, e proseguito con la retrospettiva Documents & Opus (1985-2014) al Kunstverein Hannover. L’esposizione, curata da Éric de Chassey, mette l’accento su opere recenti, create per l’occasione, ma offre anche una prospettiva più ampia del lavoro dell’artista francese, presentando alcuni dei suoi progetti più vecchi.

Nelle Grandes Galeries di Villa Medici vengono esposte più di trenta opere – oggetti, sculture, fotografie e un film –, una selezione apparentemente eterogenea che consente di mettere a fuoco alcune questioni fondamentali della sua ricerca, come la relazione tra arte e lavoro, tra opera e inoperosità. Jean-Luc Moulène indaga la funzione dell’immagine e la sua dimensione politica, ridefinendo il rapporto tra l’artista, l’opera e lo spettatore. Le serie fotografiche Objets de grève (1999-2000) e 48 Palestinian Products (2002-2005) lo hanno consacrato a livello internazionale. Verso la fine degli anni ‘90 ha iniziato a dedicarsi alla realizzazione di oggetti e disegni, in risposta alla crescente dematerializzazione del lavoro. Nel 2011 ha prodotto due oggetti di dimensioni monumentali, Body e Body versus Twizy, prodotti da Renault. E la serie del 2015 Tricolore, oggetti in vetro soffiato che saranno esposti a Villa Medici, è stata creata in collaborazione con gli operai del Centre International du Verre et Arts Plastiques di Marsiglia. Questo approccio testimonia quanto per Moulène sia importante lavorare a contatto con il mondo reale, piuttosto che isolato nel proprio atelier, e rende pienamente politica la sua pratica artistica.

Fino al 12 settembre; Villa Medici, viale della Trinità dei Monti 1, Roma; info: www.villamedici.it

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