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Giovanni Boldini

Giovanni Boldini fu il più grande e prolifico tra gli artisti italiani residenti a Parigi e in un ideale spazio di rapporto tra Forlì e la capitale francese si colloca la mostra Boldini lo spettacolo della modernità, ai Musei San Domenico fino al 14 giugno 2015. Nella sua lunghissima carriera, caratterizzata da periodi tra loro diversi a testimonianza di un indiscutibile genio creativo e di un continuo slancio sperimentale che si andrà esaurendo alla vigilia della prima Guerra Mondiale, il pittore ferrarese ha goduto di una straordinaria fortuna, pur suscitando spesso accese polemiche, tra la critica e il pubblico. Amato e discusso dai suoi primi veri interlocutori, come Telemaco Signorini e Diego Martelli, fu poi compreso e adottato negli anni del maggiore successo dalla Parigi più sofisticata, quella dei fratelli Goncourt e di Proust, di Degas e di Helleu, dell’esteta Montesquiou e della eccentrica Colette.

Rispetto alle recenti mostre sull’artista, questa rassegna (promossa e sostenuta dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e curata da Francesca Dini e Fernando Mazzocca sotto la direzione scientifica di Antonio Paolucci e quella generale di Gianfranco Brunelli), si differenzia per una visione più articolata e approfondita della sua multiforme attività creativa, valorizzando non solo i dipinti, ma anche la straordinaria produzione grafica, tra disegni, acquerelli e incisioni. «Per tutto l’arco della sua vita Boldini non smise mai di disegnare: secondo il fratello Gaetano a cinque anni stupì il padre tracciando su un foglio due teste di cherubini; ne aveva 85 nel 1927 quando firmò e datò l’ultimo ritratto; in mezzo ha lasciato oltre tremila disegni – Racconta Marcello Toffanello, tra gli autori del catalogo dedicato alla mostra -. Dopo la sua morte, la riscoperta di queste opere di carattere sperimentale e privato contribuì alla revisione del giudizio critico sulla sua opera complessiva».

La mostra ripercorre la prima stagione di Boldini negli anni che vanno dal 1864 al 1870, trascorsi prevalentemente a Firenze a stretto contatto con i Macchiaioli. 
Le prime sezioni sono dedicate alla immagine dell’artista rievocata attraverso autoritratti e ritratti; alla biografia per immagini (persone e luoghi frequentati); all’atelier; alla grafica così rivelatrice della sua incessante creatività.
Le sezioni successive dopo il ciclo della “Falconiera”, ripercorrono attraverso i ritratti di amici e collezionisti la grande stagione macchiaiola.
 E poi c’è la fase parigina: Boldini si afferma come uno dei maggiori interpreti della metropoli francese negli anni della sua inarrestabile ascesa come capitale mondiale dell’arte, della cultura e della mondanità. Con la grande ritrattistica il pittore diventa il protagonista in un genere, quello del ritratto mondano, destinato ad una straordinaria fortuna internazionale.

«Un universo tenero, perfido, scintillante – come spiega Antonio Paolucci, presidente del comitato scientifico – insieme alle belle donne, ai ricchi borghesi, agli aristocratici, ai dandies che ne erano protagonisti insieme agli intellettuali e agli artisti che quella società avevano testimoniato e celebrato che era destinato ad essere spazzato via dalla Grande Guerra». Un universo in qualche modo ancora vivo, tuttavia, grazie alle opere raccolte in questa mostra.

Fino al 14 giugno
Musei San Domenico, piazza Guido da Montefeltro 12
Info: www.mostraboldini.com

 

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