Florence Henri

Florence Henri (New York 1893- Compiègne 1982) è una rappresentante dell’avanguardia storica che ha subito l’influenza di varie correnti, dal Dadaismo alla Metafisica passando per il Cubismo e il Costruttivismo, inventando un proprio stile anticipatore di diverse espressioni artistiche successive. Conosciuta come fotografa ha iniziato il suo percorso di vita e creativo come pianista per poi dedicarsi alla pittura a partire dal suo soggiorno berlinese durante gli anni della prima guerra mondiale. Importante svolta è la sua partecipazione ai corsi di Paul Klee e Vasilij Kandinskij al Bauhaus di Weimar, mentre frequenta lo studio di Alexander Archipenko. Successivamente si trasferisce a Parigi dove avviene l’incontro fondamentale con Leger e Amèdèe Ozenfant che sono suoi maestri. Pratica il collage e la pittura astratta. Ma il vero cambiamento avviene quando, nel 1927, si iscrive alla sessione estiva al Bauhaus di Dessau dove compie i suoi primi esperimenti di fotografia: inizia a fotografare utilizzando lo specchio come artificio attraverso cui guardare persone e oggetti arrivando a risultati che sottintendono una tecnica raffinata e complessa.

Lo stesso Moholy-Nagy le dedicherà un testo sulla rivista i 10 nel 1928. Intanto sono numerose le sue partecipazioni a esposizioni in tutta Europa. Nel ’29 a seguito della crisi apre una scuola di fotografia e lavora come pubblicitaria per importanti marchi, ma senza abbandonare la sua vena originale e creativa. Dopo la grande fama che la celebra come avanguardista fra le due guerre, si vanno via via perdendo le sue tracce fino a quando avviene la sua riscoperta da parte di Giovanni Battista Martini, negli anni ’70, mentre era ancora in vita e si era ritirata a Compiègne in Francia. Da qui comincia un intenso lavoro di archiviazione delle sue opere da parte di Martini che è anche il curatore della mostra, ora in corso alle Terme di Diocleziano di Roma.

In contemporanea a Parigi, al Jeu de Paume, si sta svolgendo una sua antologica. L’esposizione alle Terme di Diocleziano si apre con dipinti astratti e prosegue in cinque sezioni in cui è approfondito il suo percorso fotografico attraverso 140 opere. Nella sezione L’artificio visivo fra reale e virtuale sono presentate le immagini che hanno come tecnica principe l’utilizzo dello specchio fra gli anni ’20 e gli anni ‘30. Ad esempio in un autoritratto sembra che la prospettiva si prolunghi all’infinito, mentre nelle nature morte si crea uno spaesamento fra realtà e riflesso, ed ancora una fotografia è divisa perfettamente a metà in maniera che non si capisca quale sia l’artificio e quale la ripresa del reale. Molte opere lasciano sbalorditi per la potenza che acquisisce un tono musicale quasi a ricordare l’esperienza dell’artista come pianista. La sovversione dell’immagine è una sezione dedicata alle Compositions Abstraites: qui sono raccolte fotografie fra il 1927 ed il 1929 dove Henri sovrappone più scatti di uno stesso oggetto modificandone la percezione arrivando così a una dilatazione della durata e a una profondità di scarto. A volte crea fotomontaggi fra fotografie fatte in studio e paesaggi esterni. In Oltre lo specchio si precisa il lavoro dell’artista quando realizza più scatti di uno stesso oggetto leggermente spostati che riunisce in un’unica opera creando uno sfasamento dei piani. A volte oggetti si frappongono fra obiettivo e soggetto. Ombre e sfocature si intrecciano e si sovrappongono. La sovrapposizione è un processo che utilizza in varie maniere.

La sezione La reinvenzione della realtà è dedicata alle fotografie fatte a Roma fra 1931 e 1932. Henri aveva una passione per la Capitale dove aveva soggiornato anche da giovane ospite di una zia, ritrae quindi soggetti di Roma dal sapore metafisico che vengono molte volte ricomposti in studio grazie a fotomontaggi e collage e restituiscono un’idea di Roma romantica e frammentata. Importante in queste fotografie la valenza della luce e delle prospettive che sono assolutamente artificiali e rivelano il montaggio creando un’atmosfera magica. Infine in Portraits D’artistes vi sono ritratti di amici artisti e di modelle.Henri preferiva fotografare gli artisti insieme ad oggetti della loro creatività come nel caso di Sonia Delaunay ritratta con le sue stoffe. Colpisce la modernità di questi suoi scatti che si nutrono di una spontaneità innovativa per l’epoca. Alla rassegna si accompagna il terzo volume della collezione Electaphoto, Florence Henri, monografia completa che racchiude tutto il percorso dell’artista.

Fino 31 agosto, Museo Nazionale Romano Terme di Diocleziano, viale De Nicola 78, Roma; Info: www.archeoroma.beniculturali.it