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Pirri e Schütte in dialogo

Come dice Vitruvio:“Devesi auanti che à fabricar si cominci, diligentemente considerare ciascuna parte della pianta, & impiedi della fabrica che si ha da fare. Tre cose in ciascuna fabrica deono considerarsi, senza lequali niuno edificio meriterà esser lodato; & queste sono, l’vtile, ò commodità, la perpetuità, & la bellezza: percioche non si potrebbe chiamare perfetta quell’opera, che vtile fusse, ma per poco tempo; ouero che per molto non fusse commoda; overo c’havendo amendue queste; niuna gratia poi in se contenesse”. L’incipit composto da Andrea Palladio per la sua monumentale opera letteraria concernente la visione umanistica dell’arte architettonica, diviene lo spunto perfetto per descrivere un incontro suggestivo avvenuto il 4 maggio negli spazi della British School at Rome.  Meeting Architecture è un progetto curatoriale che si sviluppa attraverso una serie di appuntamenti dove il tema centrale è la narrazione del processo creativo in seno all’architettura. Il nono appuntamento ha visto protagonista il dialogo tra l’artista italiano Alfredo Pirri e il suo collega tedesco Thomas Schütte. Le parole di Palladio trovano la loro perfetta analisi attraverso le considerazioni che ruotano attorno al ruolo dell’arte contemporanea all’interno della progettualità di matrice architettonica. Questo limite valicabile porta con sé considerevoli aspetti da sondare, la domanda alla base di un tale confronto risiede proprio nell’affrontare il ruolo dell’artista anche attraverso una connessione progettuale che arricchisca e impreziosisca il mestiere proprio dell’architettura. Pirri, sotto questo punto di vista, rappresenta l’esempio calzante per rispondere ad un tale quesito, durante la sua lunga carriera ha sviluppato diverse matrici espressive che hanno connaturato il suo lavoro ma che allo stesso tempo gli hanno permesso di poter collaborare in differenti progetti architettonici.

“Thomas Schütte – scrive Pirri in un articolo del 2012 – è un artista che ha contribuito in modo radicale a ridisegnare la cultura europea rendendone più trasparenti i confini ma senza rinunciare alla sua identità (anche nazionale). Col suo lavoro ha spostato l’attenzione del dibattito artistico, rivolto fino alla metà degli anni 80 a scontri fittizi fra spazialità e pittura, memoria e oblio, astrazione e figurazione, concettualismo ed espressionismo. Dualità che non appartenevano più né ai veri bisogni dell’arte né a quelli della società. Opposizioni che si sono trascinate seguendo un rituale mortifero fino al nostro tempo, fino a quando, finalmente, gli artisti più giovani ne hanno definitivamente e volutamente dimenticato l’esistenza. Thomas Schütte è uno dei protagonisti di questo mutamento artistico insieme con altri, come ad esempio l’artista suo concittadino Harald Klingelhoeller. Il suo interessamento verso l’architettura da una parte e la scultura monumentale dall’altra, o meglio ancora, del rapporto intimo e necessario fra monumento e città, ne ha fatto un precursore (tanto doloroso quanto ironico) di molta arte che dopo di lui s’interrogherà sulla scomparsa del senso di appartenenza a una civiltà, quella europea, considerata ormai in declino irrimediabile, anzi pericolosamente resistente a una fine considerata giusta e necessaria”.

Arte e architettura percorrono il medesimo intricato percorso nel costruire, in maniera onesta e necessaria, un’identità civile: se l’architettura predispone la realizzazione di uno spazio pubblico e fruibile, l’arte deve inevitabilmente provvedere ad un rapporto che intercorre tra il popolo e la sua memoria, tra la cittadinanza e un sentimento di condivisione estetica. Pirri e Schütte narrano, attraverso le loro opere, questa ricerca multidisciplinare che spazia in campi eterogenei e che innesca un nuovo processo di identificazione. Negli spazi della British School at Rome i due artisti mostrano una serie di disegni, stampe e progetti architettonici che raccontano le loro diverse anime mettendo a confronto un nuovo e inedito rapporto nel costruire ed edificare una realtà futuribile ed in continua evoluzione.

Fino al 23 maggio, The British School at Rome, via Antonio Gramsci 61, Roma; info: www.bsr.ac.uk.

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