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La rosa di fuoco

Barcellona ovvero La rosa di fuoco: era questo il nome in codice che per gli anarchici indicava, all’inizio del Novecento, la capitale catalana. Nome che evocava il fermento che a cavallo del secolo infiammava la vita politica, sociale e culturale della città ma anche i violenti attentati dinamitardi di cui fu teatro. E questi anni fecondi e inquieti insieme alla colorata, sanguigna fucina di talenti che li animò sono raccontati con La rosa di fuoco, al palazzo dei Diamanti di Ferrara fino al 19 luglio. La mostra è firmata dalla direttrice dell’istituzione ferrarese, Maria Luisa Pacelli e curata da Tomàs Llorens e Boye Llorens. Si tratta di una rassegna che presenta uno snodo fondamentale della storia dell’arte da una prospettiva inedita e grandi protagonisti della storia dell’arte sono presentati da punti di vista originali: è il caso del giovanissimo Picasso che già dalle prime prove conquista la scena artistica catalana e parigina, con il tratto graffiante del suo precoce talento. Accanto a nomi celebri vengono proposti artisti meno noti ma di altissimo livello: Ramon Casas, Santiago Rusiñol, Hermen Anglada-Camarasa o Isidre Nonell. La grande Esposizione Universale del 1888, che celebrava lo sviluppo economico e urbanistico della città e contribuiva a diffondere dirompenti idee di modernità, siglò l’ascesa di Barcellona: nuovi modelli di vita, nuovo benessere e nuove visioni creative si accompagnarono alla crescita esponenziale della capitale catalana, sul modello della Parigi fin de siècle e di altre città europee.

In quegli anni a Barcellona il giorno continuava la notte e i caffè e i ritrovi lungo le Ramblas e nel Barrio Gotico pulsavano di gente e di incontri. I poeti, gli intellettuali, i pittori avevano base a Els Quatre Gats e da qui sciamavano per ogni dove. 
La crescita culturale ed economica della capitale catalana fu però accompagnata da marcate tensioni sociali che nel luglio del 1909, durante quella che venne chiamata la Settimana tragica, sfociarono in un violento conflitto tra popolazione civile e militari e in una dura repressione che decretò la fine di questa irripetibile stagione. In questa mostra si passa dalle estrose istantanee della vita moderna sul modello dei naturalisti e impressionisti francesi, alle tavolozze acide e brillanti che richiamano l’atmosfera bohemien di caffè e ritrovi notturni, fino alla dominante blu dell’ultima sala della mostra: Picasso, e con lui altri animi inquieti, scelsero questo colore per esprimere il dolore e la solitudine che il progresso si lasciava dietro nella sua marcia trionfante. Ma in questo percorso non c’è solo la pittura: è posta l’attenzione anche sulle altre arti. C’è l’architettura di Gaudí con le sue visionarie e geniali invenzioni e ci sono anche grafica, gioielli, modelli teatrali, ceramiche e sculture. Si tratta di aree di approfondimento circoscritte, rispetto alla ricchezza della proposta di dipinti, che offrono al visitatore le chiavi per far capire come tutte le arti siano state percorse da un medesimo fuoco di rinnovamento.

Fino la 19 luglio, palazzo dei Diamanti, corso Ercole I d’Este 21, Ferrara; info: www.palazzodiamanti.it

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