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Elliott Erwitt a Lucca

Arriva Erwitt Elliott al Lu.C.C.A (Lucca Center of Contemporary Art), fotografo franco-statunitense, uno dei padri più noti della street photography. Dopo la mostra su Robert Capa, conclusasi nello scorso autunno, il museo fa nuovamente centro con un grandissimo nome della storia della fotografia e con raro tempismo, dal momento che avviene in concomitanza con un grande evento in Inghilterra per celebrare la sua lunga carriera. Alla Somerset House di Londra nell’ambito della Sony World Photography Awards Exhibition la sera del 23 aprile l’ottantaseienne artista sarà insignito del premio Outstanding Contribution to Photography, a cui seguirà una rassegna fotografica, cinematografica e bibliografica delle sue opere dal 24 aprile al 10 maggio.

Maestro della street photography e da sempre associato al Henri Cartier- Bresson, a cui pure il Lu.C.C.A. ha dedicato una mostra nel 2013. Il centro ha organizzato una grande retrospettiva con 136 opere fotografiche in esposizione per una sintesi esaustiva di un lungo operato professionale e privato. Parlando di Erwitt è d’obbligo spiegare il dualismo che ha animato la sua carriera fotografica, una vita passata dietro alla macchina fotografica con due anime, quella del professionista per l’agenzia francese Magnum Photo, dove entra nel 1953 e per l’impresa cinematografica dal 1970 e quella privata dei suoi scatti, realizzati in giro sempre con la macchina a tracolla. Divenuto celebre al grande pubblico proprio per le immagini realizzate lontano dalle vesti professionali, Erwitt sottolinea come una bella foto ”non ha niente a che vedere con la volontà o il desiderio cosciente del fotografo, ma sia il risultato di un ozio e meditazione. La fotografia accade, senza sforzo come un dono”. Ne deriva un fare fotografia che premia la libertà creativa, il divertimento e l’attesa dell’istante, inteso come un flusso naturale e spontaneo privo di una progettazione a monte alla ricerca di momenti gradevoli, ironici, talvolta grotteschi, ma degni di essere fissati sulla pellicola, impressionata da scatti multipli valutati a posteriori.

Situazioni e soprattutto animali, come i tantissimi cani parigini immortalati nei suoi lavori, ai quali lui stesso dedica alcune monografie, Son of Bitch del 1974, Dog Dogs del 1998 e Woof  del 2005. E poi persone di ogni tipo ed età, con un sguardo più divertito e irrinunciabile quando si tratta di bambini, che giocano, che ridono, che si travestono, che studiano. Bambini, però. E basta. Come le foto. Fotografie e basta, senza una filosofia necessaria dietro ad ognuno di loro. Immagini rubate al flusso degli eventi come un’occasione, alcune delle quali divenute riconoscibili e imitate, come il bacio di due amanti ritagliato nello specchio retrovisore di un’auto e realizzate per lo più in bianco e nero, che lui adora e dice ‘Con il colore si descrive, con il bianco e nero s’interpreta. Anche se poi con il colore, affidato unicamente alle pellicole Kodachrome ed Ektachrome, ha realizzato alcuni dei suoi ritratti più intensi a Ernesto Che Guevara e a un’indimenticata Marilyn Monroe.

Fino al 30 agosto, Lucca; info: www.luccamuseum.com/it

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