La scimmia di Hartlepool

Siamo nel 1814 quando un vascello della flotta napoleonica viene investito da una tempesta, naufragando al largo delle coste del piccolo villaggio inglese di Hartlepool (negli anni dell’accaduto tra inglesi e francesi è guerra aperta). In mezzo ai rottami dell’imbarcazione, la mattina successiva, vengono ritrovati superstiti una scimmia, mascotte della nave, vestita in uniforme francese, e un ragazzino di nome Charly, allevato da una balia britannica. Seppur contenti per la colata a picco dei nemici di sempre, i villici non hanno mai visto né francesi («puah, marmaglia»), dunque neppure conoscono la loro lingua – «è davvero brutta, non capisco come facciano alcuni a dire che sia romantica», si lamenta uno degli ottusi – né tantomeno una scimmia. E giù gli insulti: da «brutto verme ingoia merda di gallina, sporco mangia trippe di ratto», a «maledetto figlio di una cagna ingravidata dal demonio travestito» a «sporco aborto di pantegana rabbiosa». Dunque il bestiale naufrago corrisponde perfettamente all’idea che si sono fatti del detestato nemico.

La conseguenza? Nessun confronto né apertura. Anzi, in men che non si dica viene allestito un processo dove la scimmia è accusata di essere una spia di Napoleone; di contro il ragazzino, senza le pastoie mentali degli adulti, familiarizza con la gioventù locale («diffida da quel sentimento che ti fa gioire alla vista del sangue, Charly. Quando cola il sangue, è sempre una tragedia»). È una favola tragicomica a colori quella improntata dallo scrupoloso narratore Wilfrid Lupano, classe 1971, e Jérémie Moreau (nato nel 1987 è una delle più giovani matite transalpine, capace di addolcire o incupire le tavole a seconda delle suggestioni narrative) pubblicata da Tunué. La scimmia di Hartlepool (128 pagine, 16.90 euro) rappresenta a suo modo una farsa macabra che mette alla gogna – ed oggi più che mai se ne avverte il bisogno – la stupidità razzista, la diffidenza (se non l’odio cieco) nei confronti del diverso, i disastri causati dall’ignoranza («potrebbe darsi che costui conosca i piani d’invasione di Napoleone. Quella nave era senza dubbio la prima di una più ampia operazione di conquista») e dai pregiudizi («è stato un cannone francese a strapparmi le gambe durante l’assedio di Quebec, nel 1759. Per cui, quando si tratta di francesi, so benissimo di che parlo»). Di contro, la graphic novel valorizza a fondo la cultura, la spontaneità, l’apertura mentale. Per costruire la storia di questo volume, Lupano ha preso spunto da una leggenda udita in un pub di Hartlepool, dove addirittura campeggia una statua della scimmia, a testimonianza di quanto sia forte il legame tra il mito del naufragio napoleonico e il paese. Ma come canta Guccini (e come dargli torto): «Sempre l’ignoranza fa paura, ed il silenzio è uguale a morte».

Info: www.tunue.com

 

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