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Tefaf 2015, l’arte è viva

È nel cuore dell’Europa, nella fiabesca cittadina di Maastricht, che ogni anno ha luogo il più atteso appuntamento per collezionisti e musei di tutto il mondo: il Tefaf, aperto al pubblico dal 13 al 22 marzo nelle sale del Mecc, che anche quest’anno ha superato ogni aspettativa. Riconoscere il Tefaf come una semplice fiera d’arte internazionale sarebbe riduttivo. Si tratta infatti di un vero e proprio teatro dell’arte, che non conosce confini spaziali né temporali, a patto che si possano ritenere 7000 anni di storia un limite cronologico.
Il respiro internazionale è dimostrato dai numeri: basti pensare che delle 340 gallerie partecipanti, solo il 25% proviene dai Paesi Bassi, mentre sono circa 73000 i visitatori e 225 i musei, tra i quali sono rappresentati Paesi come Cina, Russia, Stati Uniti, Polinesia francese, Canada e la maggior parte degli Stati europei. La forza del Tefaf? La ricerca dell’eccellenza. Il rigido controllo di qualità e di autenticità cui ciascuna delle migliaia di opere è sottoposta prima dell’inizio dell’evento, la disposizione delle opere e delle luci che si adagiano caldamente su di esse, i giganteschi tulipani che corteggiano i corridoi insieme ai luoghi di sosta e conversazione, tutto ciò consente un intimo e sincero contatto con l’arte.

Il Tefaf 2015 è articolato in nove sezioni. La più vasta senza alcun dubbio Antiques, custode di tesori di un lontano passato, dai cordofoni di proprietà dell’imperatrice Caterina di Russia della Galleria Senger Bamberg Kunsthandel al mosaico romano proveniente dalla Tunisia della Galleria Gordian Weber Kunsthandel. Certo, mai lontano quanto i pezzi egiziani risalenti fino a circa oltre 700 anni a.C. delle Classical Antiquities. La sezione Paper è stata un successo, ne è un esempio lo stand Francesca Antonacci/Damiano Lapiccirella che ha registrato già nei primi 10 minuti di inizio della fiera la vendita de La Conquista di Tiro di Guardi (1699-1760). Mentre la sezione Design rivisita alcuni dei più importanti pezzi di arredamento del ‘900, i più antichi e prestigiosi gioielli sono di dominio dell’Haute Joiallerie, dove spiccano Fabergè e Cartier. Infine, inutile a dirlo, gli Old Master Paintings e Modern hanno conquistato la platea, fungendo da calamita per i collezionisti del settore.

La sensazione è quella di viaggiare da un Paese all’altro e ogni galleria è come un microcosmo, con il suo personale gusto e carattere. I collezionisti si muovono per le sale come se fosse la cosa più naturale al mondo, fermandosi davanti alle opere che li colpiscono, negoziando i prezzi negli angoli nascosti delle loro gallerie prescelte. Ci sono dipinti che possono non piacere, tuttavia l’effetto è sempre lo stesso: si è sovrastati dall’arte, una di quelle emozioni che si provano solo in rare occasioni, come può essere il sentirsi minuscoli e allo stesso tempo elevati sotto la volta celeste della Cappella Sistina.

Che il visitatore Tefaf si trovi lì per comprare o ”solo” per immergersi nel fascino dell’arte non cambia. Comunque ha la possibilità di passeggiare tra gli amanti di Chagall e gli schizzi di Matisse, tra gli alberi in fiore di Pissarro e le sagome scomposte di Picasso. Il 70% dei cosiddetti Old Masters in vendita sul mercato sono visibili al Tefaf, che altro non è che la punta dell’iceberg di una rete nascosta di scambi tra privati, per cui alla fiera emergono opere che non sono mai state esposte al pubblico prima o che non lo sono state per anni. Ne è un esempio il quadro di punta della galleria Dickinson, Le Moulin d’Alphonsse Daudet à Fontvieille di Van Gogh, riapparso dopo 10 anni di silenzio. Se si pensa alla legge sulla proprietà privata (art.832 cod.civ.) è inevitabile che sorgano dubbi come ”è giusto che pezzi del patrimonio culturale dell’umanità finiscano in mani private?”

Il passaggio dall’arte dell’800 e ‘900 a quella contemporanea si potrebbe definire traumatico. Davanti al materiale rosso e bitorzoluto di Castellani o ai collage di Burri è difficile riconoscere l’abilità tecnica che invece si inizia a imparare e ad apprezzare dopo ore di dipinti e sculture più classiche. Se davanti a L’Onda di Courbet dieci ragazzi divers, senza previa consultazione, sono rimasti tutti ugualmente affascinati, dimostrando quasi per caso l’esistenza del giudizio estetico kantiano, l’arte contemporanea sembra impedire un avvenimento simile. D’altronde da quando Duchamp ha esposto un orinatoio rinominandolo Fontana l’arte non è mai più stata la stessa. Eppure è proprio il dialogo tra queste due opposte forme comunicative a scaturire una fermentazione di pensiero che è la forza dell’arte e, in questo caso, della scelta del Tefaf di inserire la mostra Night Fishing, curata da Sydney Picasso, all’interno di un’istituzione che esiste dal 1988. Nello stesso modo come i pescatori gettano della luce sulla superficie marina per attrarre i pesci a notte inoltrata, così l’arte antica e tradizionale ispira quella contemporanea, che sta lì a indicare il futuro, un senso di urgenza per cui il mondo cambia e si rinnova continuamente. Che la bellezza eterna di quell’onda in fondo sia destinata a svanire? Forse. Ma è vero anche che l’arte è teatro di emozioni, realtà storiche, situazioni, reazioni istintive e folli. È il teatro dell’umanità intera, che la rispecchia e genera allo stesso tempo. Parafrasando Camus, l’arte esisterà finché il mondo non sarà chiaro. E con questo allora si può stare tranquilli.

 

 

 

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