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Emil Otto Hoppé

Si tratta certamente di un bellissimo segreto svelato quello che presenta in anteprima mondiale la Fondazione Mast di Bologna con la mostra dedicata a Emil Otto Hoppé, il cui archivio di fotografie è stato recentemente riportato alla luce da Graham Howe. Da fotografo ritrattista dei salotti inglesi, Hoppé ha intrapreso un viaggio intorno al mondo che lo ha spinto dall’Europa all’America, dall’India alla Nuova Zelanda e ad affascinarsi al mondo dell’industria, dell’acciaio, delle cattedrali di ferro, della meccanica; quel mondo che stava cambiando radicalmente sotto i suoi occhi. Le fotografie sono state scattate tra il 1912 e il 1937 e descrivono quel fascino duro e grandioso della nuova tecnologia industriale. Hoppé aggiunge però qualcosa alla freddezza dello sguardo modernista, proprio di altri suoi colleghi, un aspetto più emozionale, morbido, pittorico. Una messa a fuoco imprecisa, leggere sfumature nelle tonalità di bianco e nero, la scelta delle inquadrature conferiscono un senso teatrale e quasi onirico agli immensi spazi della fabbrica. Non di secondaria importanza sono anche gli attori della scena, ovvero gli uomini che realizzano con le loro mani il cambiamento. E Hoppé li immortala tutti, dai workers ai merchant bankers londinesi.

Curata da Urs Stahel la mostra presenta, oltre alle fotografie industriali, anche una camera oscura allestita per proiettare altri lavori del fotografo: i ritratti, i nudi, la serie sui ballerini russi e altri scatti. Da questa ampia selezione si intuisce il profondo eclettismo di Hoppé, la sua continua ricerca tra tradizione e modernità, che spazia per ambiti e paesi. Una riscoperta che lo riconduce alla pari considerazione dei suoi contemporanei Alfred Stieglitz, Edward Weston, Walter Evans e altri. Dal 21 gennaio al 3 maggio, Mast, Bologna; Info: www.mast.org

 

 

 

 

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