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Turner, il film

Ieri sera alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma un incontro per parlare del nuovo e attesissimo film di Mike Leigh. Il regista del Segreto di Vera Drake, Leone d’Oro nel 2004, e vincitore a Cannes nel 1992 con Naked e nel 1996 con Segreti e bugie, questa volta ha scelto di raccontarci gli ultimi 25 anni della vita del pittore William Turner. Presenti anche l’attrice Marion Bailey, il distributore del film Valerio De Paolis e diversi ospiti: Melania Mazzucco, scrittrice, Maria Grazia Messina, professoressa all’università degli studi di Firenze, e l’artista Marco Tirelli.

Un film sulla vita di Turner ma che, come ha detto Mike Leigh, «Non è un documentario, non è un biopic, è il nostro film, il nostro tentativo di cogliere l’essenza di Turner, della sua pittura. Questo è un film, è un film di finzione». E nella sua opera di finzione ha voluto inserire anche aneddoti non necessariamente reali ma che erano funzionali all’idea del pittore che voleva trasmettere, come nel caso della scena, già molto famosa e avvolta nella leggenda, in cui Turner si fa legare all’albero maestro di una nave durante una tempesta per poter immedesimarsi in una scena che doveva dipingere. «Turner sosteneva di averlo fatto davvero, ma molti studiosi lo negano. Per noi che abbiamo realizzato il film era molto importante che questo episodio fosse presente, perché è un momento iconico della sua vita, a prescindere che sia vero o no, questione che lasciamo agli accademici. È un momento fondamentale per parlare della sua pittura. Ci parla della sua essenza, del suo modo di essere e di dipingere. Un’essenza alla ricerca della quale doveva per forza immedesimarsi, fare uno sforzo di esperienza in prima persona. Per lui l’arte e la rappresentazione della natura non erano un concetto astratto, erano una risposta alla vita, al ciclo eterno della natura, al mondo che lo circondava», ha detto il regista.

Leigh ha raccontato poi con estremo rammarico di aver dovuto rinunciare a inserire nel film una scena sui viaggi del pittore a Venezia, per via dell’eccessiva spesa che avrebbe comportato girarla: «Tutti voi sapete che se andate a Venezia e vi sedete a piazza San Marco a prendere un caffè, quel caffè vi costa come tutti i vostri risparmi. Potete immaginare quanto sarebbe costato portare lì un’intera troupe cinematografica. Ci abbiamo provato, ma nessuno è stato disposto a darci tutti quei soldi». In merito al lavoro effettuato per entrare nel personaggio di Sophia Booth, compagna di William Turner, Marion Bailey ha detto: «Non ci sono molte cose su di lei e di solito si suddividono in due tendenze: gli scandalizzati, per il fatto che questa donna, due volte vedova, analfabeta, vivesse con l’artista; altri che invece la consideravano una brava donna che lo accudiva. Noi abbiamo scelto di seguire questa tendenza e abbiamo creato il personaggio a partire da questa immagine. Lui la teneva nascosta, era una figura che nessuno avrebbe potuto accettare, che non avrebbe potuto presentare agli ambienti che frequentava, che non avrebbe potuto avere un ruolo sociale. Ma l’idea che mi sono fatto è che a lei non dispiaceva aspettarlo a casa. L’ha incontrata poco dopo aver perso suo padre e in qualche modo lei lo ha sostituito. Ha sostituito questa presenza devota nei confronti di Turner, questo amore incondizionato che solo suo padre era riuscito a dargli». ll film è stato presentato a Cannes, dove Timothy Spall ha vinto il premio per la migliore interpretazione maschile, ed è stato candidato a quattro premi Oscar. Dal 29 gennaio, data di uscita nelle sale italiane, potremo anche noi scoprire il Turner di Mike Leigh.

Info: http://turnerfilm.it

 

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