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L’angolo dei galleristi

COSTANTINI ART GALLERY: «Ho rischiato puntando tutto su Quirico e il mio coraggio è stato ripagato»

Qualche impavido ha deciso di presentarsi ad Arte Fiera investendo tutto su un solo artista: «Noi non siamo tra quelli che non hanno paura di rischiare, per questo ho preferito puntare tutto su Nicolò Quirico. Troppo facile vendere i soliti artisti, il difficile sta proprio nella scoperta del nuovo», spiega Stefano Costantini. E alla fine il suo coraggio è stato ripagato: «Le cose sono andate oltre ogni previsione, un successo incredibile. Tantissime opere vendute». Contini la pensa come Michelangelo Pistoletto: l’arte sta sempre bene. «Chi dice di aver sentito la crisi dovrebbe farsi un esame di coscienza. L’arte non risente della crisi, anzi, si alimenta proprio nei momenti più difficili economicamente».

 

 

GALLERIA FORMA, MILANO: «Questa divisione in sezioni non giova alla fotografia»

Tra le sezioni più interessanti di questa Arte Fiera c’è Fotografia, curata nuovamente dal Mia, secondo alcuni messa poco in evidenza nell’organizzazione generale. «Non sono d’accordo su questa divisione schematica delle sezioni, si finisce col penalizzare la disciplina, dando in generale la sensazione che sia una cosa a sé stante – ci racconta Alessia Paladini». Per quanto riguarda l’aspetto economico, le cose per la fotografia sono un po’ diverse: «In fiera la gente è un po’ diffidente, soprattutto gli italiani. Sono ancora convinti che il fattore della riproducibilità tolga valore all’opera. All’estero non è così, noi vendiamo tanto anche online, ma principalmente a collezionisti non italiani». E, con i nomi che portano ad Arte Fiera non c’è da stupirsi: «Bill Armstrong, Kenro Izu, Irene Kung ed Erwin Olaf: questi gli artisti su cui abbiamo puntato».

GALLERIA EDUARDO SECCI: «Quest’anno meno gente ma molti più esperti»

Per la Galleria Eduardo Secci di Firenze le cose stanno andando piuttosto bene. Passati i primi due giorni aveva già venduto una delle loro opere di punta, una fotografia di Massimo Vitali di grandi dimensioni: «Abbiamo già venduto molti pezzi e ci sono diverse trattative in corso – spiega Ottavia Sartini – quest’anno abbiamo notato nei primi giorni molta meno gente rispetto all’anno scorso ma con gusti molto più raffinati. Ci sono sembrati veri appassionati ed esperti d’arte». E, d’altra parte, anche la selezione di artisti della galleria Secci è stata più accurata: «Noi proponiamo sempre cose nuove ma di un target piuttosto elevato. Abbiamo puntato soprattutto su Richard Dupont, che noi abbiamo portato per la prima volta in Italia e su Klas Eriksson, artista svedese che abbiamo conosciuto un po’ per caso e che ci è subito piaciuto». La sua particolarità? utilizza fumogeni colorati tipici della tifoseria da stadio per realizzare azioni nel paesaggio naturale o urbano.

GALLERIA L’ELEFANTE: «La fiera dovrebbe essere un cenacolo ma le cose sono molto cambiate»

C’è anche chi, a un’offerta più tradizionale con artisti di nicchia ma molto conosciuti, ha deciso di affiancarne una più innovativa. «I nostri artisti di sempre sono Gina Pane, Paolo Gioli, Franco Vaccari. Tuttavia abbiamo deciso quest’anno di dedicare una speciale sezione alle contaminazioni tra parola e immagine, intitolata Scrittura», spiega Perla Bianco della galleria di Treviso. «Treviso è una città isolata e questo non fa bene né a noi né agli artisti. Le cose sono molto cambiate negli ultimi anni, la fiera dovrebbe essere un cenacolo, un luogo di scambio, o almeno, prima era così. Comunque resta un momento economico importante quello di Arte Fiera, anche se noi abbiamo i nostri collezionisti di fiducia che di solito vengono dall’estero: Inghilterra, Sud America soprattutto».

 

 

GALLERIA MARIANNE WILD: «Se non si rischia, non c’è gusto»

La galleria Marianne Wild di Chieti partecipa per il primo anno ad Arte Fiera e ci racconta le sue impressioni: «Siamo stati chiamati noi dagli organizzatori della fiera per il nostro lavoro di quest’anno. In confronto alla fiera di Torino che mi ha molto delusa, Arte Fiera mi sembra una realtà molto interessante e con un’ottima organizzazione. Opere di alto livello, grandi gallerie – spiega Marianne Wild – Sono rimasta molto colpita da due stand in particolare, quello di Jerome Zodo e di Annarumma». Oltre al piano qualitativo, c’è anche da fare i conti con quello economico: «La crisi c’è ancora e le cose non vanno benissimo. Arte Fiera però serve sicuramente alle gallerie, è un’occasione per conoscere nuovi collezionisti. In genere si tratta di italiani ma noi abbiamo avuto richieste anche dal libano». Marianne Wild crede che il s intenzione di cambiare la sua linea: «È importante mantenere la propria identità e noi da sempre investiamo su artisti giovani, se non c’è rischio non c’è gusto, a me piace lavorare così. Io in particolare punto molto su due artisti, Martino e Monachesi. Sono la mia passione perché per me pittura vuol dire colore».

 

GALLERIA FREDIANO FARSETTI: « L’arte italiana sta andando bene, cavalchiamo l’onda finché si può»

Fondata nel 1999 a Firenze, la Galleria d’Arte Frediano Farsetti affianca a proposte più contemporanee, grandi retrospettive sui maestri del Novecento italiano e internazionale. Sonia Farsetti, la padrona di casa, sembra fiduciosa sul futuro dell’arte: «È ancora presto per dire che sta andando bene. Però è vero, l’arte italiana piace sempre di più, cavalchiamo l’onda finché si può». E Arte Fiera dimostra ancora di essere, oltre che il luogo deputato alle vendite, un momento di scambio tra le gallerie: «Ci sono collezionisti storici, oltre che amici con i quali ancora possiamo confrontarci e relazionarci durante la fiera».

 

GALLERIA REPETTO, LONDRA: «Ci siamo trasferiti all’estero ma continuiamo a rappresentare artisti italiani»

Paolo Repetto, a Londra da poco più di sei mesi, racconta le sue prime impressioni su questa edizione di Arte Fiera: «Ci sono fiere di serie A, B e C. Arte Fiera è di serie B, però ancora è qui che si fanno le vendite. Le cose stanno andando bene, specie a Londra, dove c’è più movimento. Anche lì presentiamo artisti italiani storici, che ultimamente stanno riscuotendo molto successo. Tra un anno credo si potrà uscire dal tunnel». Ma la crisi per molti non c’è stata, perché i collezionisti sono quelli di sempre, per Repetto non è vero, come si vocifera, che vengano dall’est: «In Medio Oriente non c’è lo stesso gusto estetico. Ci sono tanti soldi ma molta ignoranza artistica. I collezionisti con cui trattiamo noi sono sempre gli stessi, anche se ormai c’è il fenomeno dello status symbol. Bisogna comprare nomi conosciuti, come Pistoletto, che va ancora per la maggiore».

GALLERIA POGGIALI E FORCONI: «Rischiare sì, ma con prudenza»

Lorenzo Poggiali è uno dei responsabili della galleria fiorentina Poggiali e Forconi, nata nel 1984. Nel nostro corner dedicato ai galleristi di Arte Fiera ha spiegato la sua strategia: «Puntiamo molto su artisti innovativi che hanno dimostrato già di poter stare su questo palcoscenico, già stabilizzati. Il collezionista vuole rischiare ma con prudenza. Abbiamo puntato molto su Fabio Viale, che ha meno di 40 anni, ma con un grande curriculum alle spalle». Se sotto molti aspetti la fiera bolognese sta dando segni di innovazione e si sta proiettando verso nuove realtà, Poggiali riscontra, al contrario una stasi della dialettica artistica di molti interpreti: «C’è povertà di temi, ritorno a certe tematiche un po’ troppo viste, per questo abbiamo scelto Viale, che attinge a tematiche tradizionali, ma reinterpretandole in chiave contemporanee, come la Monna Lisa, che sembra in polistirolo, ma in realtà è in marmo».
Ad ogni modo per i galleristi come lui la fiera resta un momento fondamentale di confronto e crescita, ma soprattutto un momento di riflessione sullo stato di salute del mercato: «Sono ottimista, c’è stato un momento di inflessione più che di crisi economica, ma non di enturiasmi. Forse il collezionista è più esigente ma il gallerista è più attento. Arte Fiera è utile perché fa il puinto della situazione»

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