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Un cinese a Roma

Lo scheletro monumentale di un serpente lungo 30 metri, teste di animali appese e legate una vicino all’altra, un minareto, un cammello imbalsamato con incise le parole tratte dal vangelo di Matteo, un mulino da preghiera buddista. Baton Serpent, progetto espositivo presentato al Maxxi dell’artista franco – cinese Huang Yong Ping, rappresenta il compendio di eterogenee culture religiose in cui vengono narrati luoghi e memorie che ripercorrono millenni della storia dell’umanità. Le opere di Yong Ping approdano per la prima volta in Italia sotto la curatela del direttore artistico del Maxxi Hou Hanru e di Giulia Ferracci, occupando gli spazi del museo dedicato alle arti del XXI secolo nella scelta consapevole di tessere le fila geopolitiche e filosofiche che investono i conflitti della contemporaneità.

La scelta del titolo, Baton Serpent, proviene dalla citazione di un passo biblico dell’Esodo in cui Aronne, fratello di Mosè, ”gettò il bastone davanti al faraone e davanti ai suoi servi ed esso divenne un serpente”.Il serpente è una figura simbolica presente in molte religioni, struttura metaforica di condizione umana, di peccato e di tentazione, che concerne, ad esempio, la dottrina cattolica. Lo scheletro in alluminio ideato da Yong Ping, presentato in diverse località internazionali, ha le sembianze di un’estesa gabbia, nella mitologia cinese il serpente è una figura legata alla saggezza e alla conoscenza, ma nel medesimo tempo diviene emblema di paure e di inganno. In Camel, opera del 2012, un cammello imbalsamato è rappresentato in atto di inginocchiarsi su un tappeto, la postura ricorda l’atto di genuflessione islamica, la scultura, difatti, è rivolta verso la Mecca per sottolineare ulteriormente l’intenzione dell’artista di sondare i valori metafisici della cultura mussulmana. Il rapporto tra potere e religione viene indagato in Chefs, installazione scultorea dove una decina di teste di animali imbalsamate, tra cui un topo, un cinghiale, un cavallo, un leone, sono appese in aria l’una accanto all’atra sorrette da una trave di ferro. Colpisce la brutalità di questa opera, il sipario rosso che ricorda il sangue versato, l’enfasi con cui le testa squarciano lo spazio e riecheggiano nella loro composizione.

Yong Ping è un maestro nell’esemplificare la condizione umana attraverso la metafora simbolica del mondo animale. I corpi senza testa di tigri, cavalli, cani, cervi e volatili, lasciano allo spettatore un senso di smarrimento, l’idea incerta di un mondo che sovverte le sue leggi e si impossessa di meccanismi indefiniti di interazione naturale. L’artista possiede la grande capacità di percepire i contrasti su cui si basa la realtà contemporanea, narra di guerre, di conflitti e di religione, laddove un senso mistico e ascetico prevale in tutti i suoi lavori. Vi è la certezza, dinnanzi la visione delle sculture di Yong Ping, di entrare in un territorio sconosciuto dove ogni ragionevole consapevolezza viene abbandonata per essere semplicemente investiti dal potere suggestivo e metafisico delle monumentali installazioni dell’artista. La mostra, aperta fino al prossimo 24 maggio, farà successivamente tappa al Red Brick Art Museum di Beijing e il Power Station of Art di Shangai, rispettivamente nel 2015 e nel 2016.

Fino al 24 maggio 2015, Maxxi, Museo delle Arti del XXI secolo, via Guido Reni 4a, Roma; info: www.fondazionemaxxi.it

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