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De Chirico, la mostra

Roma è una città costruita su due altezze. C’è la Roma della strada, quella mortificata da tanto malcostume, la cui straordinaria bellezza è offesa giorno dopo giorno dalla mano degli uomini che la governano e la abitano, e poi c’è la Roma dei piani alti dei palazzi. A quell’altitudine si respira un confortante distacco dal caos, la luce si impadronisce dello sguardo e l’eternità della città riaffiora in tutti quei dettagli percepibili solo da quella posizione. Ci si cala così in una dimensione quasi metafisica: una città dentro la città. E chi più di ogni altro ha tratto spunto da questa realtà è stato Giorgio de Chirico, che a Roma abitava in un attico a piazza di Spagna. Una casa occupata dal maestro nel 1947 e diventata poi, negli anni, il suo studio, la sua abitazione e, oggi, la casa museo sede della fondazione Giorgio e Isa de Chirico. Ancora una volta, per ammirare questo suggestivo angolo di storia dell’arte, così profondo e intriso di esperienza, bisogna andare verso l’alto, salendo circa tre rampe di scale al civico 31 della piazza. Si entra così a contatto con l’arte di uno dei più grandi interpreti del Novecento, padre della Metafisica. E della Neometafisica. De Chirico, infatti, è stato uno di quegli artisti che non si è mai seduto, ma ha continuato la sua ricerca anche negli ultimi anni della sua vita, conclusasi nel 1978. Ed è stato proprio in quegli anni che de Chirico ha rimesso in discussione alcuni particolari della sua poetica, dando vita alla fase neometafisica della sua produzione artistica. Un momento della storia del maestro che oggi viene presentato in una delle più importanti retrospettive su de Chirico, dal titolo Giorgio de Chirico. Gioco e gioia della Neometafisica. Una mostra che la fondazione Giorgio e Isa de Chirico, in collaborazione con la fondazione Molise cultura, ha organizzato a partire dal 20 dicembre fino al 6 aprile 2015 a Campobasso, nelle sale del palazzo ex Gil. Ma perché Campobasso? «Perché de Chirico era un uomo del sud – ha spiegato oggi alla casa museo Lorenzo Canova, curatore della mostra –e perché Campobasso è in Italia una delle città che più si presta a ospitare le opere del maestro, perché è una città che definirei proprio metafisica».

Questa significativa fase finale dell’opera di de Chirico, a partire dalla prima fondamentale mostra di San Marino del 1995, ha ottenuto grandi riconoscimenti in tutto il mondo, come dimostrano le mostre recentemente organizzate da grandi musei a Parigi, San Paolo del Brasile, Francoforte, Atene, Tokio e New York. Vuole essere dunque un momento di riflessione sugli ultimi dieci anni di lavoro di de Chirico e sulla sua Neometafisica, in cui il grande pittore riscopre una felicissima vena creativa rielaborando e trasformando tutto l’immenso bagaglio iconografico del suo folgorante primo periodo metafisico e degli anni successivi. Una nuova ricerca immaginativa caratterizzata da una pittura libera da ogni condizionamento, un’altissima stagione finale di splendida qualità in cui il suo mondo viene smontato e rimontato in una visione di intensa lucentezza interiore che si riflette sulla superficie pittorica. Le opere neometafisiche sono frutto di una percezione ludica, ironica e lucidissima, in cui l’artista gioca con il proprio mondo di immagini e scoperte, individuando nuovi confini all’insegna di quella cifra filosofica e culturale che ha sempre segnato il suo percorso, passando da Nietzsche alla tragedia greca, da Eraclito alla mitologia con una leggerezza compositiva che, nella sua dissimulata complessità, nasconde tuttavia un universo ancora ricco di segreti da indagare. Come ha scritto Maurizio Calvesi, massimo studioso vivente dell’artista, nel suo basilare saggio sulla Neometafisica di de Chirico, finalmente ripubblicato nel catalogo di questa mostra: ”I suoi personaggi, i suoi manichini, i suoi oggetti, le sue architetture sono in realtà divenuti giocattoli e il senso del gioco – che pure era già segretamente latente in qualche angolo della prima Metafisica – trionfa ora come una chiave creativa del tutto nuova, vitalizzata da un’assoluta coscienza di libertà e di dominio sul proprio mondo poetico e persino psichico; da cui non è più sopraffatto, ma di cui diviene il disincantato regista; o se si vuole il burattinaio di una recita di sorprese; il prestidigitatore di segreti ben conosciuti”.

A presentare oggi la mostra di Campobasso sono intervenuti molti studiosi e appassionati di de Chirico, da Paolo Picozza, presidente della fondazione de Chirico, ad Antonella Presutti e Sandro Arco, rispettivamente presidente e direttore della fondazione Molise cultura, fino al curatore Lorenzo Canova e a Carmine Siniscalco, artista e amico del maestro. La mostra cade nell’anno in cui si celebra il centenario della Metafisica, nata, secondo l’indirizzo prevalente della storia dell’arte, nel 1915 a Ferrara e, per la sua portata e significato, si preannuncia uno dei principali appuntamenti artistici del nuovo anno.

Dal 20 dicembre al 6 aprile 2015
al palazzo ex Gil di Campobasso
Info: www.fondazionedechirico.org

 

 

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