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Gennari a Firenze

Il programma espositivo di Late one morning al museo Marino Marini di Firenze, a cura di Alberto Salvadori, si chiude con la mostra personale di Francesco Gennari (Pesaro, 1973). Prima antologica in un museo italiano per l’artista (autoritratti, opere in vetro e disegni), la mostra permette di ripercorrere il pensiero del creativo, dagli esordi a oggi (con due inediti), tradotto in sculture, la sua sintesi del mondo, il compromesso tra l’intuizione artistica e lo sforzo razionale per comprendere ciò che a volte non si può che percepire, sentire, indovinare. Il lavoro dell’artista si incentra su quella realtà invisibile che solo tramite l’opera artistica può diventare concreta, materiale, tangibile. Una fervida immaginazione in continuo movimento intorno al vuoto e all’assenza che si manifesta anche nella scelta di materiali e tecniche sempre nuovi e diversi, come ad esempio: Il corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia d’amarena nel cuore), in terra cotta, gin, sciroppo d’amarena, cielo stellato e La Degenerazione di Parsifal (natività), in acciao inox, farina, farfalle.

Le opere d Gennari sono state realizzate in collaborazioni con artigiani esperti di tecniche per la lavorazione del marmo (da Carrara) e del vetro (da Murano). Dal commento del curatore Salvadori: «Proprio dall’osservazione del mondo parte l’artista per il suo lavoro e lui stesso dice: ”ho semplicemente osservato il mondo e fatto una sintesi […] è sempre l’intuizione che produce l’arte ed è sempre la ragione che cerca di comprenderla”, celando qui un atteggiamento razionalista, quasi di matrice pre-illuminista, una sorta di organicismo logico della visione che ha affondi di matrice calviniana, e intendo vicina a Italo Calvino. Le sculture, gli autoritratti, le opere in vetro i disegni sono per la quasi totalità manifestazioni di quella intuizione in cerca della comprensione, ma è l’invisibile il soggetto prevalente delle sue opere, quello che ci è negato vedere ed è reso visibile dall’artista. Il vuoto, l’assenza, il nulla sono i campi di lavoro, d’indagine, di rappresentazione per Gennari, che li plasma e li rende materiali, oggettuali, tangibili. Ecco allora il lavoro sul vuoto, il nulla, sull’assenza divengono chiave di interpretazione per la sua opera; essi sono dietro di noi, alle spalle di chi guarda. Per poterli vedere bisogna voltarsi. Il campo visivo che abbiamo davanti agli occhi è come uno schermo d’inganni, di montaliana memoria, mentre il campo invisibile alle nostre spalle, il non visibile, si configura come la vera sostanza del mondo.

Fino al 3 gennaio; museo Marino Marini, piazza San Pancrazio, Firenze; info: www.museomarinomarini.it

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