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Il nudo secondo me

Selina Mayer, londinese, ha iniziato a scattare fotografie sin da piccola. Figlia di un fotografo e di un’artista, è cresciuta con la camera oscura in casa, scatta sempre e solo in analogico e preferisce coinvolgere i suoi soggetti in un processo totalizzante di indagine profonda e libera attraverso il nudo.

Come hai iniziato a fotografare? «Fino alla fine dell’università, il Central St. Martins di Londra, disegnavo, dipingevo, scolpivo e realizzavo installazioni e performance di tutti i tipi. La fotografia è diventata il mio obiettivo primario mentre lavoravo a un progetto su mia madre, che era un’artista visiva e morì quando avevo diciotto anni. Allora, mi sembrò il medium più onesto e diretto per esprimere qualcosa di molto personale. Diventai anche molto più coinvolta nel processo delle immagini analogiche, il lavoro sulle pellicole in camera oscura mi fece sentire più connessa con il mezzo. L’intangibiltà dell’immagine digitale non mi ha mai attirato troppo».

Nel tuo artist statement dichiari di costruire sempre una relazione con i tuoi soggetti. Spiegaci questo punto di partenza così importante per te. «Perchè se non lo faccio, non mi importa nulla delle fotografie. Per me scattare è una cosa personale, qualcosa in cui metto tutta me stessa e le mie emozioni. Se non ho avuto nessuna relazione (nemmeno una fase di brief) con il mio soggetto, mi sento disconnessa dalle immagini, come se le fotografie non fossero di mia proprietà. E se non sento un legame con le mie fotografie, come posso aspettarmi che gli altri le guardino? Sono più interessata a catturare le persone come individui, e avere una connessione con loro è fondamentale per quel processo».

Vivi in una comunità di artisti a North London, hai scelto la vita in comune per creare meglio? «Vivere in una comune significa avere la possibilità di costruirmi una camera oscura in casa, come avere più spazi per gli scatti. Inoltre, è molto più facile creare in un ambiente con altri artisti: possono aiutarti con nuove idee e feedback, possono nascere delle collaborazioni e sono molto più propensi di qualsiasi altro inquilino a sopportare una vasca da bagno piena di sostanze chimiche!»

Sul tuo Tumblr parli di una zona grigia tra la pornografia e il nudo. Il porno è messo in disparte rispetto alla fotografia contemporanea? «Sono convinta che ci sia un preconcetto abbinato all’etichetta ”pornografia”, come se le immagini scattate in primis per eccitare lo spettatore fossero meno di quelle scattate per scopi artistici. Secondo me le categorie della pornografia e dell’arte non necessitano di distinzioni. Mi piacerebbe vedere più pornografia artistica, immagini esteticamente gradevoli ed eccitanti allo stesso tempo. Questo non vuol dire che tutte le immagini di nudo siano pornografia. Gran parte del nudo è figurativo, si focalizza sulla forma del corpo piuttosto che sull’intenzione erotica. Ma di sicuro non credo che il nudo figurativo – non erotico – sia maggiormente legittimato della pornografia, semplicemente mi piacerebbe vedere più pornografia che sia anche esteticamente gradevole.

Cosa significa il nudo per te? «Il nudo vuol dire vulnerabilità, intimità, apertura e libertà. Per me il vestito condiziona la percezione che si ha del soggetto, così quando scatto persone vestite tendo a mantenere colori neutrali, così il focus dell’immagine rimane sul soggetto: la faccia, la forma, il linguaggio del corpo e così via».

Ho trovato molti autoritratti nel tuo portfolio. Come mai ne scatti così tanti? «I miei autoritratti sono parte di un processo di introspezione e analisi interiore su cui ho lavorato per anni. Realizzare autoritratti mi ha aiutato a capire meglio me stessa, sotto diversi aspetti, mi porta ad esprimere cose che altrimenti resterebbero latenti. Gran parte del mio lavoro è personale e utilizzare il mio corpo sembra essere un buon metodo per articolare quelle sensazioni. Credo di aver realizzato il mio primo autoritratto quando avevo 15/16 anni e il mio primo autoscatto nudo ai 18. Per molto tempo ho scattato solo fotografie di me stessa: ero troppo insicura delle mie abilità di artista per chiedere a qualcun altro di posare per me. Man mano che la mia fiducia è aumentata ho iniziato a scattare altre persone regolarmente, ma ho continuato a fare autoscatti per sperimentare e esprimere cose della mia immaginazione che non potrei esprimere attraverso gli altri. La cosa che preferisco degli autoritratti è che devo rispondere solo a me stessa. La libertà di rovinare tutto, sbagliare, sperimentare al massimo senza aver timore di dover spiegare all’altra persona perchè lo shooting non ha funzionato».

È possibile reinventare il nudo? «Il nudo è sempre esistito da quando esiste l’arte. In molte forme e per millenni. È stato reinventato e rivoluzionato migliaia e migliaia di volte. Un vecchio tema certo, ma gli artisti hanno miriadi di modi per vedere il mondo e c’è molto da vedere nella figura umana, nuda. Per questo è così interessante. La nude art è originale? Ovviamente no, ma è possibile creare nude art innovativa? Assolutamente sì».

Chi o cosa ti ispira di più? «Passo ore ed ore a guardare i lavori di altri fotografi, storici e contemporanei. Guardo moltissimi film. Adoro la performance art. Tento di partecipare a tutte le mostre. Ma la mia più grande ispirazione viene dall’interazione con i miei soggetti, dalle loro personalità e dal modo in cui si muovono o parlano. Lavorare con i miei soggetti significa finire con idee che non avrei mai pensato potessero venirmi in mente, questo è meraviglioso».

Quale sarà il prossimo progetto dopo Road Trip? «Il Road Trip project (progetto che ha visto Selina impegnata in un tour negli USA per realizzare i suoi nudi, finanziato con il crowdfunding, ndr) è tutt’altro che finito, anche se sono tornata in UK solo da un paio di mesi. Ho ancora mezzo frigorifero di pellicole da lavorare! Ho in programma di fare almeno due libri, e forse alcuni mini-libri fatti a mano. Adoro ricominciare a utilizzare la camera oscura con regolarità. E dopo chi lo sa? Ho un paio do shootings da realizzare il prossimo mese ma non sono ancora sicura della direzione in cui mi porteranno. Uno dei miei ritratti della serie Road Trip verrà esposto da dicembre a gennaio in una mostra collettiva intitolata “Some American Women”, qui a Londra, magari potrebbe aprire le porte a nuove collaborazioni. Vedremo!»

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