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In Polonia per saziare l’amore

Alla Fondazione pastificio Cerere ha inaugurato il terzo episodio del ciclo di mostre In Polonia, cioè dove? dedicate alla scena artistica contemporanea polacca. Ai primi due appuntamenti, incentrati rispettivamente sull’artista concettuale Edward Krasinski e sul fotografo Tadeusz Rolke, segue l’atto numero tre intitolato In Polonia per saziare l’amore, nel quale viene presentato per la prima volta in Italia il lavoro di Krzysztof Niemczyk (Varsavia, 1938 – Cracovia, 1994), poliedrico artista di Cracovia degli anni sessanta e settanta. Scrittore, musicista e pittore autodidatta, lasciò la scuola all’età di sette anni, Niemczyk è una figura molto incisiva nello scenario del concettualismo polacco. In una Polonia sotto il comunismo sovietico, in cui l’orizzonte della libertà era estremamente limitato ed era molto rischioso uscire dalle regole, l’artista lottava per imporre alla propria vita leggi differenti da quelle imposte dal regime. E lo faceva nei modi più disparati, agendo principalmente in spazi pubblici e facendo dello scandalo il suo segno distintivo. Era leader della sua rivoluzione personale, mostrava il di dietro in pubblico tentando di influenzare in qualche modo la coscienza sociale e suscitando spesso indignazione e disapprovazione. Derideva e raggirava la polizia, rischiando moltissimo e subendo spesso vendette sanguinose. Niemczyk ha sempre pagato duramente per le sue performance, è stato in prigione e in un ospedale psichiatrico, rinunciando consapevolmente alla protezione che l’arte potrebbe garantire a un artista.

Anka Ptaszkowska, critica d’arte, cofondatrice della Foksal Gallery e amica intima dell’artista, ha raccontato durante l’inaugurazione le vicende di questo leggendario personaggio attraverso i propri ricordi. Una persona stra-ordinaria a suo dire, per il quale la stessa quotidianità era fuori dall’ordinario. Nei suoi racconti spiega il legame tra l’artista e la nudità: non solo un modo per dare scalpore, il suo corpo nudo altro non era che la nuda verità, tema centrale della sua ricerca. Lo descrive come una persona onesta, cristallina, dai valori banali. Folle ammiratore dell’attrice Lea Padovani, durante il declino della stella del cinema iniziò a scriverle finte lettere da diversi ammiratori per farla sentire ancora apprezzata. In mostra sono esposti ritratti di Niemczyk scattati da Eustachy Kossakowski, fotografie delle sue azioni, lettere, racconti e l’unico suo manoscritto intitolato La Cortigiana e i pulcini, ovvero lo specchio distorto di un operare passionale, in altre parole lo studio del caos, che Achille Perilli trafugò illegalmente dalla Polonia comunista portandolo a Roma nel 1969, definito dalla Ptaszkowska “un racconto colto scritto anche con le immagini”. Durante l’inaugurazione il suo lavoro è stato accompagnato dalla presentazione in anteprima a Roma di una serie di video di Paulina Olowska (Danzica, 1976), con l’intento di non trascurare anche la scena artistica polacca attuale.

Dal 3 al 28 novembre; Fondazione pastificio Cerere; via degli Ausoni 7, Roma; info: www.pastificiocerere.it

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