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Secessione e Avanguardia

L’atmosfera culturale e artistica dell’Italia del decennio giolittiano che precede la Grande Guerra e comprende gli anni dal 1905 al 1915 è caratterizzata dall’intreccio di due fenomeni apparentemente distinti ma fortemente connessi: secessione e avanguardia. Edoardo Sanguineti, in Ideologia e Linguaggio, rifacendosi al pensiero di Walter Benjamin, definisce l’avanguardia come «l’aspirazione eroica e patetica a un prodotto artistico incontaminato […] una merce capace di vincere con un gesto sorprendente e audace la concorrenza indebolita e stagnante». Focalizzando l’attenzione sui concetti di novità e audacia, si comprende che i termini secessione e avanguardia sono accomunati, già solo dal punto di vista semantico, da uno stesso riferimento all’idea di separazione dettata dal desiderio di distinguersi e innovare.

Tale desiderio che contraddistingue la temperie culturale e artistica Italiana del decennio giolittiano rappresenta il motivo ispiratore della mostra Secessione e Avanguardia. L’arte in Italia prima della Grande Guerra, curata da Stefania Frezzotti, che rientra nel programma ufficiale delle commemorazioni per il Centenario della Grande Guerra. Attraverso otto aree tematiche e oltre 170 opere, si intende ripercorrere un periodo di grande fermento artistico in cui il distacco rappresenta una presa di posizione e, mostrandone la grande apertura europea, si offre allo spettatore l’opportunità di individuare alcuni degli elementi fondanti di quelle che saranno le scelte artistiche del Novecento.

La mostra accoglie una generazione di artisti che rivendica libertà espressiva e autonomia e, attraverso varie tappe, ricostruisce un percorso cronologico vivacemente articolato: prendendo le mosse dalla Mostra dei Rifiutati del 1905, organizzata da Boccioni e Severini in contrasto con l’Esposizione della Società degli Amatori e Cultori che aveva rifiutato le loro opere, passando per la vocazione internazionale delle mostre della Secessione romana, che raccoglie al proprio interno artisti uniti dall’intento di rendere internazionale il sistema delle mostre della Capitale e che porta a Roma i maggiori protagonisti del rinnovamento artistico europeo, come gli impressionisti francesi nel 1913, si giunge, infine, all’ideologia rivoluzionaria del futurismo.

Cogliendo l’occasione della mostra, la Galleria nazionale d’arte moderna ha provveduto al restauro di opere che non erano mai state esposte prima, come nel caso del fregio di Edoardo Gioia, che accoglie il pubblico all’ingresso delle sale espositive. Le opere di Previati, Casorati, Von Stuck, Nomellini, Ghini, Carrà, Boccioni, Severini, Balla, De Chirico (solo per citarne alcuni) evidenziano le diverse tendenze della sperimentazione artistica del tempo che trae grande forza dall’intreccio dei linguaggi artistici provenienti da varie città europee e che segna la progressiva scomparsa della figura umana: nelle tele, essa cede il posto a scenari enigmatici e deserti dominati dal dinamismo della luce e del movimento prima e dal senso dell’assenza poi. La mostra si conclude nel clima della vocazione nazionalista del futurismo con il trionfo dei colori, dei manifesti e delle bandiere, lasciando allo spettatore il compito di aggiungere i capitoli successivi, recuperando dai cassetti della memoria quel senso di vuoto che la Grande Guerra porterà con sé; si interromperà ogni slancio di rinnovamento, alcuni artisti si arruoleranno, altri vedranno deluso il proprio impulso interventista, altri ancora, come Boccioni e Sant’Elia, moriranno sul campo di battaglia.

Dal 31 Ottobre 2014 al 15 Febbraio 2015, Galleria nazionale d’arte moderna, viale delle Belle Arti, 131 Roma, Info: www.gnam.beniculturali.it

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