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Giacometti alla Gam

Il percorso espositivo apertosi l’8 ottobre alla Gam, Galleria D’Arte Moderna di MIlano, vuole ripercorrere l’evoluzione artistica di Alberto Giacometti (1901, Borgonovo – 1966, Coira) dagli albori fino al suo imbrunire. Primogenito del pittore impressionista Giovanni Giacometti, inizia a dedicarsi alla pratica artistica fin da tenera età. A tredici anni dipinge e modella. Come si osserverà incamminandosi nella prima sezione della mostra i suoi lavori originari ricalcano le figure dei suoi familiari; sono sculture che rappresentano il padre, la madre Annetta, il fratello Diego e la sorella Ottilia. È noto che nel 1919 e nel 1920 frequenta la scuola di arti e mestieri di Ginevra; nel 1920-21 soggiorna in Italia fino al suo trasferimento a Parigi sotto il consiglio del padre avvenuto nel ’22, dove studiò all’Accademia della grande Chaumière. A questo punto, tra il ’25 e il ’28, come si potrà ammirare sempre in questa prima sala, Giacometti realizza esperienze plastiche di impianto cubista, ispirandosi al clima avanguardistico di quegli anni nella conturbante capitale francese. Nel medesimo periodo si appassiona anche all’arte e negra e primitiva, emulandone lo stile in opere pensate come fossero feticci da cui si origina per esempio La donna cucchiaio (1926). Nella seconda sezione il visitatore viene trasportato dinanzi alla fase, di breve durata, che vede l’artista confluire nel surrealismo, dal 1931 al 1935. Vengono presentate così opere come La coppia, dove prevale la sua fascinazione per l’arte africana e La femmina che cammina, ideato per essere manichino nell’esposizione surrealista del ’33. Proseguendo lungo l’itinerario vengono alla luce sculture come ritratti in scala ridotta. Sarà proprio il rinnovato interesse verso il vero, il reale, la causa del suo allontanamento dal gruppo avanguardistico. Questo periodo in cui fu pervaso da una nuova ossessione per il figurativo fu essenziale, però, per raggiungere lo stile che più lo caratterizza e lo racconta: corpi deprivati della propria carnalità, divengono esili sagome, circondate dal vuoto dell’esistenza, a testimonianza della fragilità dell’essere umano.

La sua profonda ricerca arrivo a interessare persino Jean-Paul Sartre che dedicò a questo maestro dell’arte un paio di paragrafi sul suo testo intitolato Che cos’è la letteratura e fu lui stesso modello nelle sue mani. «Giacometti vede il vuoto dappertutto, è diventato scultore perché ha l’ossessione del vuoto. A proposito di una delle sue statuette ha scritto: “io mentre corro per strada sotto la pioggia”. Gli scultori fanno raramente i propri busti; se tentano un autoritratto si guardano dal di fuori, in uno specchio: sono profeti dell’oggettività. Ma immaginate uno scultore lirico: quello che vuol rendere il suo intimo modo di sentire, quel vuoto a perdita d’occhio che lo racchiude e lo separa da un rifugio, il suo abbandono sotto l’uragano – scrive Sartre – Giacometti è uno scultore perché porta il suo vuoto come una lumaca il suo guscio, perché vuole renderne conto sotto tutti gli aspetti e in tutte le dimensioni. Il vuoto intorno a lui è una promessa di cadute, di frane, di valanghe». Ripensando al passato scultoreo antecedente all’operatività di Giacometti, Sartre, spiega: «Da tremila anni si scolpiscono solamente cadaveri. Qualche volte li chiamano “giacenti” e li sdraiano su qualche tomba, altre volte li assidono su un seggio curule o li rizzano in groppa a un cavallo: ma un morto su un cavallo morto non conta neanche come la metà di un vivo. Dopo tremila anni il compito di Giacometti e degli scultori contemporanei non è di arricchire le gallerie di opere nuove, ma di dare la prova che la scultura è possibile, darne la prova scolpendo, così come Diogene, camminando, provava l’esistenza del movimento contro Parenide e Zanone». Nell’ultima sezione dell’esposizione si incontreranno le creature scultoree più grandi realizzate mai dall’artista, Grande testa, in gessoe la bronzea intitolata Grande donna IV.

Fino all’1 febbraio 2015. Gam, Galleria D’Arte Moderna, via palestro 16, Milano. Info: www.mostragiacometti.it

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