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Manuel Felisi, Griglie

Quando si entra nella galleria Russo di Roma a visitare Griglie, la personale di Manuel Felisi, basta un solo colpo d’occhio per avvertire la vertigine del cielo in una stanza. Spostandosi dalle opere della serie Alberi a quelle della serie Tralicci, lo sguardo si allarga per poi restare invariabilmente catturato dal punto di fuga al centro delle tele, dove più s’addensa la luce.

L’artista è un acuto interprete della complessità odierna, perché materializza il suo mondo poetico attraverso l’ibridazione di varie pratiche: la pittura, la fotografia digitale e la decorazione. ”Quello di Felisi è un meticciato operativo, disinvolto rally tra le opzioni stilistiche e tecniche – scrive il curatore della mostra Marco Di Capua – montaggio di più esperienze, tipico di chi sa produrre anche installazioni, nell’incorporamento, senza fare una piega e come fatto in sé naturalissimo, della Babele linguistica contemporanea. Il tutto come stretto in un solo gesto, indissolubil”.

Griglie nasce all’origine come progetto fotografico, anche se l’artista si è mosso con un procedimento contrario, partendo dalla creazione di un fondo pittorico a cui sovrapporre delle fotografie in assenza di bianco, da stampare sopra al quadro. Gli scatti, una volta privati del colore, si offrono come l’impulso per un esercizio creativo composito. Felisi usa acrilici, antichi rulli di decorazione d’interni, carte da parati, stoffe e pure garze molto leggere, come quelle che servivano nell’incisione per pulire l’eccesso di inchiostro sulle lastre. Questa tecnica mista è applicata anche su resina, un materiale che consente di percepire meno la diversità dei livelli, perché con la sua trasparenza ingloba la stampa fotografica creando un effetto di tridimensionalità. Gli inserimenti di texture prediligono i motivi floreali e testimoniano che l’ispirazione di Felisi sgorga sulla scia della reminescenza. I primi lavori hanno tratto il materiale da vecchie lenzuola o tovaglie della nonna. L’artista predilige opere di formato grande, perché il gesto corrisponde di più alla realtà quando si misura in proporzione uno a uno, ma spesso i quadri sono scomposti in tele più piccole affiancate: «Da piccolo la finestra che guardavo era quadrettata – dice Felisi – in fondo sono proprio fissato con la struttura».

La mostra spiazza i visitatori dinnanzi all’ immensità della natura e propone incantevoli vedute di alberi, inquadrati secondo diverse prospettive. I profili dei rami svettanti nel cielo costruiscono una trama di disegni essenziale, che evoca la perfezione geometrica del creato e connette direttamente la narrativa di Felisi alla composizione di immagini tipica del Novecento: un’arte in cui il senso della struttura nasce da una griglia di linee nere, orizzontali e verticali, che si stagliano sul bianco della tela. Gli alberi, questi grandi maestri dell’uomo, sono ritratti senza foglie, perché  «La natura è talmente bella quando è rigogliosa che l’idea di aggiungere altro con la pittura è superflua – continua Felisi – i semplici rami mi sembrano le mie vene e i miei polmoni».

Affascinato dallo scorrere del tempo e dalle intermittenze della memoria, Felisi affronta il soggetto dei Tralicci, impalcature concepite come un’evoluzione degli alberi. In questo caso i paesaggi sono diventati industriali, ma la presenza dei fiori li addolcisce, perché resta pur sempre lo spirito vitale della natura a permeare qualsiasi cosa col suo eterno divenire. Dal 10 novembre le opere di Felisi approderanno nel cuore di Istanbul in occasione dell’attesissima apertura della nuova sede espositiva della galleria Russo.

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