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Berengo Gardin Vs Erwitt

All’Auditorium Expo un’interessante esposizione a cura di Alessandra Mauro raffronta per la prima volta due geni della fotografia, Gianni Berengo Gardin e Elliott Erwitt. Un’amicizia ai sali d’argento lega i due uomini in un percorso di centoventi fotografie dagli anni cinquanta a oggi, nelle quali è raccontato l’attimo in cui la storia è stata immortalata in un’immagine. Consegnare all’eternità un momento, è forse questo il principale scopo della fotografia, come anche il suo valore. Le forme, i volumi, la luce, sono solo una parte della magia dello scatto. Un’indagine continua, un occhio attento dietro l’obiettivo, la passione per l’uomo e la sua storia, ecco gli elementi che comunicano un’emozione, ed è in quell’istante che la fotografia diventa linguaggio. Come diceva il grande Ugo Mulas rimproverando un giovane Berengo Gardin che continuava a definire «belle» le sue foto, «una foto bella è formalmente perfetta ma non dice niente, una buona foto è tecnicamente imperfetta ma racconta qualcosa».

I due grandi interpreti della fotografia durante la loro lunga carriera e ancora oggi osservano il mondo attraverso la propria camera, fermando in un clic il loro sguardo partecipe sulla realtà. Il ligure Gardin, vincitore nel 1963 del World press photo e nel 1995 del Leica Oskar Barnack Award, è da sempre interessato alla fotografia come testimonianza con lo scopo di trasmettere ai posteri paesaggi e situazioni. I temi dei suoi scatti sono principalmente l’indagine sociale, la descrizione ambientale e la documentazione di architettura, interesse concretizzatosi grazie a una collaborazione con Renzo Piano che dura da oltre trent’anni. Utilizza solo il bianco e nero poiché ritiene che il colore possa distrarre dalle specificità di un’immagine e stampa la quasi totalità dei suoi scatti personalmente. Ha collaborato con le principali testate italiane ed estere, ma nella sua vita si è dedicato soprattutto alla realizzazione di libri ed esposizioni.

Erwitt, parigino di nascita e statunitense d’adozione svolge il servizio di fotografo in Europa all’US army signal corps, ruolo che gli permette di entrare in contatto con Robert Capa che lo introduce in Magnum Photos, una delle più importanti agenzie fotografiche del mondo, di cui diventa membro nel 1953. È famoso per i suoi ironici scatti in bianco e nero che ritraggono scene di tutti i giorni nonché personaggi noti e che raccontano la storia e i cambiamenti dell’ultimo mezzo secolo. Ha inoltre realizzato film, libri fotografici ed esposto in numerose mostre personali. In mostra immagini molto celebri, altre meno, fino ai lavori più recenti mai ancora mostrati al grande pubblico – il reportage realizzato in questi ultimi mesi sulle grandi navi a Venezia per Gardin e una serie di scatti sulla Scozia per Erwitt – ripercorrono la carriera dei due maestri della camera oscura offrendo una visione completa del loro appassionante percorso. I due fotogiornalisti dialogano tra loro attraverso le immagini, la macchina fotografica è per entrambi strumento e pretesto di vita che permette a chi non ha vissuto momenti e contesti di capirne il significato più intimo e profondo. L’obiettivo dei due grandi maestri racconta la storia di un’epoca come solo il talento sa fare perché, come ha affermato lo stesso Erwitt, «Tutti possono avere una matita e un pezzo di carta, ma pochi sono i poeti».

Dal 14 ottobre al 2 novembre e dal 18 novembre 2014 al 1 febbraio 2015;Auditorium Parco della Musica, viale Pietro de Coubertin 30, Roma; info: www.auditorium.com

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