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Lichtenstein a Torino

«Non mi piace parlare di numeri quando si tratta di cultura, ma in questo caso qualcuno bisogna darlo: il primo, 235, è il numero di opere raccolte in mostra, mai viste prima in Italia, delle quali più della metà è assolutamente inedita. Quattro è il numero dei grandi musei dai quali provengono: MoMA, Whitney, Art Contemporary di Chicago, National Gallery di Washington. E infine 50, che segna l’anniversario dalla prima mostra sulla Pop Art realizzata a Torino nel 1964 e che precedeva di poco l’arrivo di Lichtenstein e compagni alla Biennale di Venezia». Con queste parole Danilo Eccher ha presentato la grande mostra da lui curata e dedicata a Roy Lichtenstein, che inaugura negli spazi della Gam di Torino. Dopo essere stato protagonista delle grandi retrospettive realizzate negli ultimi anni alla Tate di Londra prima e al Centre Pompidou di Parigi poi, l’artista annoverato tra i grandi nomi dell’arte Pop arriva in Italia con una mostra che è stata possibile grazie alla grande generosità di Dorothy Lichtenstein, moglie del defunto artista, e al sinergico lavoro tra il centro di ricerca della Roy Lichtenstein foundation e lo staff della Galleria d’arte moderna torinese.

«Il lavoro di ricerca e archivio ha prodotto una mostra enciclopedica, che comprende media molto diversi dal disegno ai dipinti, passando per una documentazione fotografica dell’artista a lavoro» racconta Jack Cowart, Direttore esecutivo della Roy Lichtenstein foundation. Grandi numeri e grandi opere dunque, per una raccolta che, come suggerito dal titolo Opera prima, vuole mettere in luce proprio il momento della creazione, dell’idea, che precedono la fase di produzione dell’opera. Non tanto opere prime in quanto studi preparatori, come si è abituati a pensare dei disegni o degli schizzi d’artista. Piuttosto opere primigenie, una germinazione che deve essere messa al pari delle grandi opere dipinte, proprio perché come affermato dal curatore «Il disegno normalmente scompare sotto la pittura, mentre in questa mostra diventa protagonista». Da Topolino ai celebri volti di donne fumetto, l’allestimento, munito di speciali strumenti di consultazione multimediale, si snoda in un percorso che visto dall’alto somiglia a una delle esplosioni Pop di Lichtenstein. Così l’artista che ha contribuito ad attirare l’attenzione del pubblico su quelle immagini cui era soggetto continuamente, dalla pubblicità ai personaggi dei fumetti Disney – che, secondo Eccher, ci hanno resi anche più curiosi rispetto al mondo intorno a noi – torna a rivivere oggi nella sua dimensione più intima, come se fosse possibile per un attimo entrare nel suo studio e vivere con lui il prezioso momento dell’invenzione.

Ancora una volta si conferma l’unione di intenti fra la fondazione Torino musei e Skira, che cura il catalogo della mostra, corredata di un gadgeting ad hoc e un’operazione di marketing studiata a puntino per promuovere quella che sarà la mostra del prossimo autunno-inverno. Allora non resta che seguire l’hashtag e #followthepop.

Fino al 25 gennaio; Gam, ia Magenta 31, Torino; info: www.gamtorino.it

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