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La personale di Ofri Cnaani

Ofri Cnaani è nata in Israele e vive a New York dove lavora come artista e insegna presso the School of visual arts e all’International center of photography. Alle sue spalle un passato di studi, premi e numerose esposizioni. La sua arte si compone di time-based media, performance e installazioni su larga scala. Nei suoi video usa spesso tecnologie defunte per ricercare memorie visive ormai scomparse, accostando immagini apparentemente non collegate che nell’insieme cambiano lettura. Le sue installazioni utilizzano elementi e materiali diversi accompagnati da proiezioni, creando un’esperienza che va oltre l’estetica.

Nella personale Not I l’artista si concentra sulla ricerca dell’estasi. L’etimologia della parola, dal greco essere fuori, suggerisce bene l’oggetto della ricerca. Cnaani vuole esplorare quello stato psichico di beatitudine che porta l’individuo a estraniarsi dal proprio corpo. Un’opera emozionale più che concettuale dunque, che non mira a essere spiegata. In mostra un’installazione ambientale fatta di ombre, particolari strutture e proiezioni. Il dinamismo è il comune denominatore, in sala anche le sagome sui muri sono mosse, dalla meccanica, dal vento o dal tremolio dell’acqua. Not I, non io, non sono in me. Il titolo si riferisce all’omonimo monologo di Samuel Beckett del 1972, un discorso drammatico sul sé e il fuori da sé, nella rappresentazione del quale solo una bocca di donna era illuminata su un palco. Ma non solo le parole deliranti sono simbolo di un’esperienza pervasiva, le labbra stesse per Ofri rappresentano il piacere legato alla sessualità. Così in mostra un video riproduce prima bocche, poi altre parti del corpo, dopo ancora volti di donne che stanno avendo un orgasmo. Ma l’estasi non è necessariamente fisica, può essere anche mistica, ecco quindi apparire santa Teresa che contempla la dimensione del sacro. Il suo intento quindi è mettere insieme differenti viaggi esperienziali di straniamento.

Nella sera dell’inaugurazione l’artista ha voluto integrare il lavoro presentato in galleria con una performance volta ad agevolare l’interazione tra gli invitati e l’installazione. Ofri infatti si dichiara da sempre incuriosita dal rapporto tra lo spettatore e l’opera d’arte. Racconta che al Guggenheim di New York ci sono persone che indossano spille con su scritto “ask me about the art”, disponibili a rispondere alle domande del pubblico sulle esposizioni. Così per dare inizio a un dialogo e per alimentare uno scambio culturale, Cnaani ha invitato quattro donne di professioni differenti a raccontare agli ospiti la propria impressione della mostra e la loro personale esperienza con l’estasi. Non vuole essere l’artista stessa a spiegare il proprio lavoro, “not I” potremmo ripetere, ma preferisce farlo attraverso le diverse letture di altre persone. Così ad esempio l’archeologa pensa all’estasi e vede il viso del Satiro danzante di Mazara del Vallo, e ancora la matematica spiega l’essere fuori e dentro di sé attraverso il nastro di Möbius, percorso un giro del quale ci si trova dalla parte opposta. Un confronto dunque che aspira a far riflettere sulle possibili combinazioni per raggiungere il visibilio, in una società sempre più orientata verso il congelamento dei processi emotivi. Un esperimento davvero riuscito, ma allo stesso tempo molto caratterizzante. C’è da chiedersi quindi se l’installazione da sola, privata dell’esperienza partecipativa, continui a essere altrettanto stimolante.
Dal 22 settembre al 22 novembre; Galleria Marie-Laure Fleisch, vicolo Sforza Cesarini 3A, Roma; info: www.galleriamlf.com

Foto Giorgio Benni, courtesy Galleria Marie-Laure Fleisch

 

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