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Horst P. Horst al V&A museum

Il 6 Settembre ha inaugurato al Victoria & Albert Museum di Londra la retrospettiva Horst Photographer Of Style, curata da Susanna Brown, che celebra il genio di Horst Paul Albert Bohrmann alias Horst P Horst, uno dei più grandi maestri del ritratto e della fotografia di moda del ventesimo secolo insieme a R.Avedon e I.Penn. Dall’haute couture (oltre novanta copertine per Vogue) all’arte, dal design alle forme naturali, dai ritratti dei protagonisti di alta società e teatro fino agli interni delle loro abitazioni, un’attenzione tutta particolare per le serie meno note caratterizza la mostra londinese, come Lo studio sui nudi maschili cui il fotografo si dedicò intorno agli anni ’50, immagini esposte a Parigi nel 1953 in circostanze a dir poco misteriose. Forse per censura – in quegli anni in Francia l’omosessualità era vista come una piaga sociale, insieme all’alcolismo e alla tubercolosi – o forse perché cosiderata dal fotografo una serie di poco rilievo, ogni traccia di presenza dei nudi maschili, fu infatti eliminata nelle pubblicazioni del tempo, e i lavori non comparvero neanche all’interno della prima biografia del fotografo edita nel 1954 (curata dal compagno Valentine Lawford).

Nella fotografia di Horst, il nudo nasceva dalle sua ammirazione per la perfezione delle statue del periodo classico Greco, un minimalismo plastico senza alcuna intenzione erotica o omoerotica, che trattava il corpo come un vestito. Procedendo per sottrazione, il genio tedesco eliminò gli sfondi lasciando solo le linee del corpo e la luce a fare da protagoniste, applicando la tecnica ed lo stile commerciali fino ad allora sperimentati per la fotografia di moda. Dagli anni ’80 in poi quegli esperimenti posero le basi per rappresentare il nudo maschile come oggetto del desiderio, come corpo erotico e sfacciato negli scatti di Robert Mapplerthorpe, e come simbolo della perfezione estetica estrema nella fotografia di Bruce Weber. Personaggio eclettico e geniale, Horst era perdutamente innamorato dell’eleganza e della classe innate. Amico di Coco Chanel e Marlene Dietrich, amante di Luchino Visconti, tutto il suo lavoro e la sua stessa vita erano finalizzati a ricreare l’alchimia della «grazia fisica e intellettuale», come lui stesso dichiarava. In mostra fino al 5 Gennaio la grande produzione di sessanta anni di carriera in 250 scatti, tra i quali immancabile la foto del corsetto Mainbocher (Vogue 1939), raccontato anche attraverso disegni e schizzi, elegante e malinconico tributo alla sensualità femminile con la modella Madame Bernon nel ruolo della dea della bellezza e del piacere.

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