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Riforma della cultura, parla Antonio Paolucci: «Una macelleria»

«A me, come ad altri, ha colpito questo colpo di mano senza che i vari soprintendenti e gli storici dell’arte, cioè coloro che hanno il polso della situazione, siano stati in qualche modo partecipati, come sarebbe logico pensare. Il risultato è che con la scusa della spending review sono state proposte cose che potrebbero tradursi in vera macelleria culturale». Così, in una intervista ad Avvenire, Antonio Paolucci, storico dell’arte già ministro dei Beni culturali e soprintendente e oggi direttore dei musei Vaticani, critica la proposta di riforma dei Beni culturali lanciata dal ministro Dario Franceschini. In particolare contesta l’accorpamento delle soprintendenze e il puntare tutto su pochi grandi poli museali guidati da manager: il direttore di una grande catena di supermercati deve saper accontentare i clienti di oggi; un soprintendente degno di tal nome lavora anche, se non soprattutto, per gli uomini e le donne che devono ancora nascere. Ma ora ci sono queste mitologie esterofile e ci vuole la fondazione, ci vuole il manager».
Secondo Paolucci il patrimonio culturale prima che a fare quattrini serve a creare i cittadini, a fare degli italiani un popolo con una propria identità e specifiche caratteristiche culturali: «Questa è la vera nostra forza». E rispetto a esempi come il Louvre e l’Ermitage commenta: «Da noi non esiste questa tipologia di grande museo generalista. Da noi il museo è in ogni luogo. L’Italia è un museo diffuso all’ombra di ogni campanile. È il riflesso della nostra storia fatta di cento capitali. Noi storici dell’arte questo lo sappiamo bene, altri probabilmente non lo sanno e il vero moltiplicatore occupazionale è quello generato dal nostro patrimonio culturale: il bello diffuso che diventa qualità del prodotto italiano».

 

 

Commenti

  • Marco T.

    Il problema vero è finché finché una piccola élite di funzionari ed accademici al potere continua a pensare, cito Paolucci: “che i vari soprintendenti e gli storici dell’arte, cioè coloro che hanno il polso della situazione” debbano senza se e senza ma rimanere incollati alle proprie poltrone ed ai propri privilegi l’Italia rimarrà per sempre un feudo di questi personaggi. E’ ora di svegliarsi dal proprio torpore. Abbiamo visto cosa è successo a Pompei grazie all’inerzia di queste persone.

    • Linda

      concordo con Marco, sono un architetto di 40 anni e sono arci stufa di questo monipolio stantio da parte di funzionari accademici che appaiono statici e incollati su un sistema che dovrebbe essere flessibile e snello. Sono stanca dei loro luoghi comuni e di una retorica stantia. L’inerzia del sistema cultura in italia è stato agghiacciante, era ora di proporre riforme.

  • JACOPO

    Innanzitutto, “a creare i cittadini” si dice “a formare i cittadini” e questo non lo fanno i beni culturali bensi la scolarizzazione. Detto questo, premetto di non essere un simapatizzante di Franceschi e e non concordo affatto con il suddetto Paolucci. Il nostro patrimonio in un ipotetica utopia dovrebbe essere una macchina macina soldi e macchina di posti lavoro. Ora che non ci sono i soldi….”perchè c’erano e lo sappiamo tutti”, è bene concentrarsi sul meglio che abbiamo. Tanto il resto e cioè l’arte meno conosciuta è sempre stata un contorno. Per cui quando si potevano fare le cose, gli iatliani dove erano??? A farsi riempire la testa di stronzate. Morale: le opinioni di quest’uomo, adesso, valgono davvero poco. Le piazze gremite e rivoluzionarie fanno davvero una grande opinione. CIAO ITALIANI!