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Cultura, ecco la riforma

È servito porre la questione di fiducia sul decreto Cultura, affinché anche al Senato il provvedimento passasse senza intoppi. Da ieri sera il pacchetto normativo che introduce l’Art bonus e che cambia il ruolo delle soprintendenze dei grandi musei è legge. Con il decreto Franceschini si conclude un’azione riformatrice del comparto culturale che ha impegnato due legislature. L’attuale ministro e il suo predecessore Massimo Bray, infatti, hanno messo a punto un sistema che, in linea teorica, può stimolare un concreto rilancio del settore. Entrambi hanno avuto l’intuizione di intervenire su un punto: l’agevolazione degli investimenti dei privati in favore della valorizzazione e tutela del nostro patrimonio artistico culturale. Bray con l’aumento del tax credit e della soglia massima per le donazioni, Franceschini con l’Art bonus. Ma l’ultimo inquilino del Collegio romano è andato ancora più a fondo, intervenendo con rigore nella riorganizzazione di figure chiave dell”’aristocrazia culturale”: le soprintendenze, sebbene il suo iniziale slancio innovatore sia stato in parte mitigato dall’intervento del presidente del Consiglio Matteo Renzi (Franceschini voleva sostituire i soprintendenti dei principali musei italiani con delle figure manager, Renzi ha ottenuto di cambiare la parola ”sostituzione” con la parola ”affiancamento”)

Ecco le principali innovazioni introdotte dalla riforma Franceschini:

ART BONUS
Si tratta di un credito d’imposta per privati (persone fisiche e enti non commerciali) che vogliono effettuare donazioni per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, per il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica e per la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti. Le donazioni possono essere effettuate anche a favore di fondazioni lirico-sinfoniche o di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo. Nello specifico il credito d’imposta (nei limiti del 15% del reddito imponibile e nei limiti del 5 x 1000 per i soggetti titolari di reddito d’impresa) sarà del 65% dal 2014 alla fine del 2015, e del 50% dal 2016 al 2019. I fondi messi a disposizione sono in tutto 52,6 milioni. 

POMPEI
Per velocizzare i lavori di riqualificazione del sito archeologico, nell’ambito del Progetto Pompei (invenzione del ministro Bray, ndr), al direttore generale viene data la possibilità di derogare a diverse norme del codice dei contratti pubblici, pur nel rispetto del protocollo di legalità stipulato con la competente prefettura ufficio territoriale del governo. Il direttore generale, in un contesto di nuove misure introdotte dalle commissioni competenti per favorire la trasparenza, potrà ricorrere, in sede di aggiudicazione dei lavori, servizi e forniture affidati dalla stazione appaltante, al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa o della media. Tra le altre cose la soglia per il ricorso alla procedura negoziata viene innalzata a 1,5 milioni. Viene introdotto, per il direttore generale, l’obbligo adottare un piano di gestione dei rischi e di prevenzione della corruzione e di individure un responsabile di comprovata esperienza e professionalità per l’attuazione e la vigilanza sul funzionamento e sull’organizzazione del piano.

FONDAZIONI LIRICO-SINFONICHE
Arrivano altri soldi. Il fondo di rotazione per la concessione di finanziamenti trentennali alle fondazioni che hanno presentato il piano di risanamento viene incrementato di 50 milioni di euro per l’anno 2014. Eventuale personale in esubero delle fondazioni lirico-sinfoniche che, in deroga alla riforma Fornero, rientri nel quinquennio antecedente alla maturazione dell’anzianità massima contributiva di 40 anni, potrà essere esonerato dal servizio con retribuzione pari al 50% di quella complessivamente goduta. Non solo: viene fissato un tetto al trattamento economico onnicomprensivo di amministratori, dipendenti e consulenti delle fondazioni lirico-sinfoniche ai sensi della spending review e viene anche istituito un tavolo permanente, al Mibac, tra le fondazioni lirico-sinfoniche, il sistema bancario e la Cassa depositi e prestiti, finalizzato all’individuazione di misure utili a garantire la sostenibilità del debito gravante sulle fondazioni e il contenimento degli oneri finanziari.

CINEMA
Per attrarre investimenti esteri destinati alle produzioni cinematografiche, il limite massimo del credito d’imposta per le imprese di produzione esecutiva e le industrie tecniche che realizzano in Italia, utilizzando mano d’opera italiana, film o parti di film stranieri viene innalzato da 5 a 10 milioni di euro. Le somme del fondo non impegnate nel 2014 potranno essere utilizzate nel 2015. Lo stanziamento per le agevolazioni fiscali al cinema e agli audiovisivi viene inoltre aumentato di 5 milioni di euro e passa da 110 a 115 milioni. Si istituisce anche un credito d’imposta del 30%, per il biennio 2015/16, sui costi per il ripristino, il restauro e l’adeguamento strutturale e tecnologico delle sale cinematografiche, esistenti almeno dal primo gennaio 1980. Nel dettaglio il credito d’imposta sarà concesso alle imprese di esercizio cinematografico che abbiano i requisiti della piccola e media impresa ai sensi della normativa comunitaria. L’incentivo sarà riconosciuto fino a una spesa massima 100mila euro. Le risorse messe a disposizione saranno 12 milioni di euro, 3 milioni all’anno dal 2015 e il 2018, presenti in un Fondo per il restauro delle sale cinematografiche storiche, istituito al ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo grazie a fondi già stanziato dal decreto Valore cultura dell’ex ministro Bray. Viene previsto, in aggiunta a ciò, che dal 1 gennaio 2015 e fino al 31 dicembre 2018, una quota pari al sette per cento dell’imposta sul valore aggiunto applicata al biglietto sarà destinata proprio al fondo per il restauro delle sale stesse.

SOLDI PER LA CULTURA
Dal 2014 la quota pari al 3% delle risorse del ministero dei Trasporti e delle infrastrutture destinata al Mibact, per investimenti in favore dei beni culturali, diventerà strutturale. Di questi fondi, ben 3 milioni di euro annui, per il triennio 2014/16, saranno destinati a finanziare progetti di attività culturali, elaborati da enti locali nelle periferie urbane.

SELFIE LIBERI NEI MUSEI
Il decreto rivede la normativa per la riproduzione delle immagini dei beni storico-artistici consentendo, in sintesi, a tutti di fare foto, purché non a scopo di lucro. Nel dettaglio viene consentita la riproduzione di beni culturali, diversi dai beni bibliografici e archivistici, attuata con modalità che non comportino alcun contatto fisico con il bene, né l’esposizione dello stesso a sorgenti luminose, né, all’interno degli istituti della cultura, l’uso di stativi o treppiedi; e la divulgazione con qualsiasi mezzo delle immagini di beni culturali, legittimamente acquisite, in modo da non poter essere ulteriormente riprodotte a scopo di lucro, neanche indiretto.

MANAGER MUSEALI
I poli museali, gli istituti e luoghi della cultura statali e gli uffici competenti su complessi di beni distinti da eccezionale valore archeologico, storico, artistico o architettonico, potranno essere trasformati in soprintendenze dotate di autonomia scientifica, finanziaria, contabile e organizzativa. In questi organismi subentra al consiglio di amministrazione un amministratore unico, da affiancare al soprintendente, con specifiche competenze gestionali e amministrative in materia di valorizzazione del patrimonio culturale. I poli museali e gli istituti della cultura statali di rilevante interesse nazionale potranno costituire uffici di livello dirigenziale.

DECORO
Stop agli ambulanti che sostano nelle zone dei complessi monumentali. Saranno i competenti uffici territoriali del ministero, d’intesa con i comuni, a occuparsi del decoro di questi siti. La novità sta nel fatto che gli organi competenti non dovranno più occuparsi di contrastare l’esercizio, nelle aree pubbliche aventi particolare valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico, di attività commerciali e artigianali in forma ambulante o su posteggio, nonché di qualsiasi altra attività non compatibile con le esigenze di tutela del patrimonio culturale, come stabilisce l’attuale Codice dei beni culturali e del paesaggio; ma si dovranno occupare solo di assicurare il decoro dei complessi monumentali e degli altri immobili del demanio culturale interessati da flussi turistici particolarmente rilevanti. L’eventuale spostamento dell’esercizi dovrà essere fatto in un luogo ”potenzialmente equivalente”.

Commenti

  • Francesca Cioè

    Nulla di fatto riguardo alle figure professionali degli addetti alla cultura.
    Quanto alla riorganizzazione delle sopritendenze pare evidente che il ministro poco sappia di cosa siano realmente questi “feudi”e di come realmente funzionino…oltre ai funzionari ora sulle spalle dei contribuenti graveranno anche gli stipendi di nuove figure “manageriali” (che verranno arruolate con la stessa limpidità mafiosa con cui si assumono i burocrati statali.)
    Solita fuffa insomma.