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Da Giotto a Gentile

Si accendono i riflettori sulla Scuola fabrianese. Una tradizione che ha portato in auge grandi artisti del calibro di Giotto e Gentile da Fabriano. Quel periodo ora viene raccolto in una grande mostra che inaugura sabato 26 luglio dal titolo da Giotto a Gentile: pittura e scultura a Fabriano fra Due e Trecento a cura di Vittorio Sgarbi.
Si tratta di un’iniziativa che concentra il suo sguardo su uno smisurato patrimonio artistico in gran parte sommerso e inscindibile dal contesto paesaggistico e ambientale di straordinaria bellezza. Un tuffo nel passato alla riscoperta di antichi tesori indimenticati, ma un po’ trascurati dalla critica nazionale e internazionale. Obiettivo della mostra, infatti, è anche questo: promuovere e valorizzare la città di Fabriano e il suo territorio, ricco di un’inestimabile tradizione culturale, facendo leva proprio sulla produzione artistica che lo contraddistingue. La mostra, infatti, si segnala come un evento di raffinata suggestione e impatto, ulteriormente sottolineati dagli itinerari lungo il percorso urbano e nella zona circostante tra antiche abbazie, eremi, pievi e monasteri sparsi nelle vallate appenniniche tra Marche e Umbria, luoghi un tempo frequentati proprio da quelle maestranze che diffondevano il nuovo idioma giottesco.

Saranno oltre 100 le opere esposte nella Pinacoteca civica Bruno Molajoli, fino al 30 novembre, e in tre chiese del circuito urbano (chiesa di Sant’Agostino, chiesa di San Domenico e cattedrale di San Venanzio), tra cui, oltre a dipinti, pale d’altare, tavole, affreschi staccati, sculture, oreficerie rarissime, miniature, manoscritti, codici. Non solo, anche opere delicate e preziose, concesse in prestito dai più prestigiosi musei italiani e stranieri.

Un’ampia sezione della mostra è dedicata anche ai raffinati dipinti su tavola realizzati da Allegretto Nuzi dopo il suo rientro dalla Toscana in occasione della peste del 1348: tavole e polittici caratterizzati da elette figure ispirate ai modelli fiorentini e senesi, rielaborati in chiave cortese, come testimoniano le varie redazioni della Madonna dell’Umiltà. Un soggetto, questo, frequentemente trattato sia dal Nuzi che dal suo allievo fabrianese Francescuccio di Cecco Ghissi, la cui produzione appare improntata a una spiccata sontuosità decorativa che soddisfa le esigenze della committenza di provincia. Non mancano i riferimenti ad altri grandi interpreti di quel periodo, come Pietro Lorenzetti e Bernardo Daddi, fino a scoprire l’eleganza del tratto di Gentile da Fabriano, che emerge in lavori come la Crocefissione del polittico proveniente da Valleromita di Fabriano, ora nella Pinacoteca di Brera, o la raffinata Madonna dell’umiltà del Museo nazionale di San Matteo di Pisa: lo stile elegante e forbito esibito dal caposcuola del Gotico internazionale rivela la consuetudine giovanile con i pregiati ed eleganti apparati presenti nella città di origine.

Dal 26 luglio al 30 novembre
Pinacoteca civica Bruno Molajoli, piazza Papa Giovanni Paolo II, Fabriano (An)
Info: www.mostrafabriano.it

 

 

 

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