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Pittura, come sbarazzarsene

Dall’11 giugno al 14 settembre le Grandes galeries dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici accolgono l’esposizione La pittura o Come sbarazzarsene, a cura di Éric de Chassey. La mostra, che riunisce opere di Fabio Mauri, Marcia Hafif, Martin Barré e Olivier Mosset, si interroga su una questione che assilla gli artisti dalla nascita dell’astrattismo all’inizio del XX secolo: la fine della pittura. La storia della pittura astratta è collegata alla scomparsa o al superamento della pittura stessa. I pionieri degli anni ‘10 (Kazimir Malevich, Piet Mondrian) avevano infatti immaginato questa evoluzione come una conseguenza logica della riduzione della pittura ai suoi componenti primari. Qualsiasi ripresa dell’astrattismo, che ogni volta faceva tabula rasa della generazione che l’aveva preceduta, produceva i suoi ultimi quadri. Gli anni ‘60, momento conclusivo di un lungo periodo che concepiva la creazione artistica soltanto come progressione lineare, furono segnati a livello internazionale dalla questione della fine della pittura. La riduzione della pittura al suo grado zero sembrava non poter determinarne altro che la pura e semplice scomparsa. I percorsi specifici dei quattro artisti esposti permettono di esaminare i termini di questa indagine, rivelandone la complessità.

Tra il 1959 e il 1969, a Roma e a Parigi, Fabio Mauri, Marcia Hafif, Martin Barré e Olivier Mosset hanno portato all’estremo la riduzione della pittura ai suoi elementi primari, seguendo la logica della sua inevitabile fine. Questi artisti hanno successivamente proposto un superamento della pittura attraverso pratiche legate all’arte concettuale o alla performance, ma a differenza di molti loro contemporanei sono tornati alla pittura, senza per questo rinnegare i loro esordi o le loro esperienze extrapittoriche. Le opere esposte ripercorrono tre periodi fondamentali del loro percorso artistico e della storia dell’astrattismo: una pittura astratta volta alla scomparsa delle forme e dei colori; opere concettuali o performative, realizzate in particolare attraverso la fotografia o il video; dipinti astratti che rimandano a una pittura dopo la fine della pittura, elaborando il possibile e necessario lutto, ma senza rinchiudersi in esso.

Dall’11 giugno al 14 settembre, Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, viale Trinità dei Monti 1, Roma; info: www.villamedici.it.

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