Urban legends, Baudelocque

«Il gessetto è allo stesso tempo un mezzo sofisticato e semplice. Io disegno animali, dunque la fragilità del gessetto rappresenta al meglio il potere dell’uomo sulla natura. Quello che mi interessa della città è il suo ritmo, le sue proporzioni. Potrei fare i miei disegni nella foresta, sarebbe lo stesso». Artista eclettico e dalla cifra stilistica connaturata dall’utilizzo del gessetto bianco sui muri, Philippe Baudelocque è uno degli artisti più attesi nella mostra collettiva ideata dalla 999 contemporary gallery in collaborazione con il Macro di Roma. Baudelocque, dopo aver partecipato all’iniziativa notturna nella metro Spagna di Roma il 6 e il 7 maggio,  il prossimo 7 giugno presenterà al pubblico, per la prima volta in Italia, alcuni dei suoi lavori negli spazi della Pelanda al Testaccio. Un universo complesso quello dello street artist francese originario di Yerres, formato da creature affascinanti, animali mitologici che si compongono attraverso enigmatiche cosmologie.

Baudelocque inizia il suo percorso artistico dopo il diploma alla Scuola nazionale superiore di arti decorative di Parigi, nel 2009 intraprende la serie di dipinti murali intitolati Cosmic Animals dove le fisionomie dei bestiari che riproduce vengono contaminate da cellule che innescano la visione di altre dimensioni. L’artista padroneggia l’effimero, si impossessa di strumenti transitori che rendono l’opera un elogio incontestabile alla precarietà del tempo. Baudelocque sperimenta attraverso il medium grafico ed innesca nel tessuto cittadino la rappresentazione di un mondo animale scevro da qualsiasi rifermento sociale o politico. I muri divengono gigantesche lavagne dove poter creare un ambiente urbano parallelo che affascina e sorprende il passante.

Conosciuto sotto il nome di Fusion durante il suo periodo dedito ai graffiti, Baudelocque si inserisce nella grande collettiva ospitata al Macro grazie anche alle eterogenee influenze di cui è imbevuto: dalla pittura classica ottocentesca, ha omaggiato diverse volte nei suoi lavori gli artisti custoditi nelle collezioni pubbliche francesi del museo d’Orsay, alle sinfonie di grandi autori dell’opera come Ravel, Debussy e Bizet. «La scuola d’arte mi ha dato una mente aperta, la conoscenza delle tecniche (video, multimedia, dipinti, affreschi) e una riflessione sul mio lavoro artistico. Se si desidera lavorare come artista, bisogna porsi la seguente domanda: che cosa mi differenzia dalla persona che siede accanto a me? La chiave è essere se stessi e non mentire». Nelle parole di Baudelocque si rintraccia la specificità creativa di un artista che con umiltà ha reso l’arte effimera per eccellenza il pretesto per poter essere riconoscibile, per donare al pubblico una versione inedita della street art dove il transitorio diviene il protagonista indiscusso di ogni intervento e dove ognuno di noi può ritrovare la matrice ludica dell’arte.

 

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