Eventi

Adriano e la Grecia

La felice congiunzione tra l’imperatore Adriano, Publius Aelius Hadrianus Caesar Traianus Hadrianus Augustus, e la tanto estimata Ellade o Grecia antica è evocata nella incantevole cornice delle aule dell’Antiquarium del Canopo di Villa Adriana a Tivoli in un tracciato tra arte e storia, tra erudizione e potere, tra natura e filosofia. In sintonia con lo scenario arcadico che cinge l’antistante specchio d’acqua dominante la residenza imperiale adrianea, le cinquanta opere, tra statuaria antica e qualche dipinto, si offrono in un vivace connubio tra l’ideale classico caro al mondo greco e le sperimentazioni del novizio spirito ellenistico riproponendo gli orientamenti e le suggestioni architettoniche, evocative piuttosto che reali rielaborazioni, collezionate da Adriano durante gli assidui viaggi nei confini dell’Impero.

Dalla Britannia alla Gallia, dalla Germania alla Spagna e Mauritania fino alle province orientali e dell’Africa, numerose furono le antiche civiltà e le città visitate dal sovrano viaggiatore, in controtendenza rispetto ai predecessori, di frequente radicati alla caput mundi e all’imperiale seggio. In tal modo il biografo Aelius Spartianus illustrava nella Vita Hadriani della Historia Augusta, una tra le biografie più affidabili dedicate all’Imperatore, Villa Adriana, articolata impresa architettonica di Adriano nell’ager tiburtinus: «Fece costruire con eccezionale sfarzo una villa a Tivoli ove erano riprodotti con i loro nomi i luoghi più celebri delle province dell’impero, come il Liceo, l’Accademia, il Pritaneo, la città di Canopo, il Pecile e la valle di Tempe; e per non tralasciare proprio nulla, vi aveva fatto raffigurare anche gli inferi.» Fiancheggiata dalle grandiose arcate dei possenti acquedotti romani e adagiata tra i morbidi declivi dei monti Tiburtini e le sorgenti sulfuree delle acque Albule, meglio note come Bagni di Tivoli, Villa Adriana rievoca sia la sfaccettata personalità dell’Imperatore sia i monumenti ed i luoghi dai quali egli fu più attratto durante i continui spostamenti per i distretti militari. Essa costituisce una delle espressioni più ragguardevoli e dell’architettura di tradizione greco-romana e di una sfarzosa residenza regale − ideata per puro godimento estetico e costituita da un complesso apparato di terme, torrioni, piazze e arene − che aspira, in particolare, a riprodurre un universo in piccolo della Grecia classica ed ellenistica. Adriano era colto ed aveva una devozione smodata per le lettere e per le arti; scriveva in greco e latino, in prosa e poesia, questionava di filosofia, architettura, scultura, musica e pittura e frequentava e sosteneva filosofi e uomini d’ingegno quali Dionigi di Mileto, Svetonio, Plutarco, Epitteto, Tolomeo e Pausania ignorando, al contrario, Omero ed entrando in conflitto con l’architetto di corte Apollodoro di Damasco. Era, quel che si definisce, un umanista ellenofilo e ciò avrebbe mosso i Romani ad affibbiargli l’appellativo un po’ sprezzante di ‘Graeculus’.

L’occasione per l’esposizione, pressoché en pendant con la contemporanea Classicità ed Europa. Il destino della Grecia e dell’Italia al Palazzo del Quirinale, è la Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea presieduta per i due semestri del 2014 dall’alternarsi della Grecia prima e dell’Italia in seguito. Ecco dunque Villa Adriana – oggi compresa tra i siti mondiali nell’Unesco − convertita in espositore di opere d’arte , al contempo, essa stessa capolavoro da sfoderare attraverso i modelli ivi riproposti dall’Imperatore. Tra i tanti citati da Elio Sparziano si possono attualmente identificare il Portico dipinto o Canopo egiziano su modello della Stoà Pecile di Atene, la piazza d’Oro alla maniera della Biblioteca ateniese dell’Imperatore e più oltre le nobili Cariatidi, ora in mostra, che celebrano la statuaria classicheggiante dell’Eretteo sull’Acropoli. Piuttosto contenuta ma non per questo meno invitante, la rassegna adrianea si compone di otto brevi sezioni comprendenti busti, ritratti e statue (forse un po’ affastellate per le ridotte sale dell’Antiquarium) provenienti in parte dai musei di Atene, Loukou, del Pireo, di Corinto e Maratona ed in parte tra quelle rivisitate distintamente dall’Imperatore per la sfarzosa residenza tiburtina e presenti stabilmente nelle collezioni della Villa.

Domina la prima aula la solenne Testa colossale di Adriano realizzata in origine per l’Agorà di Atene e caratterizzata dall’attributo della barba in omaggio ai filosofi greci, che si ritrova anche nella realistica Testa ritratto colossale di Adriano con corona civica, sapientemente modulata a corti ciuffi; come ricorda Spartianus, fu il primo ad introdurla tra gli Imperatori romani, a voler senz’altro riaffermare la propria predilezione verso l’arte e la civiltà ellenica. Più oltre le quattro monumentali Cariatidi, rinvenute a villa Adriana nel bacino accanto al Serapeo, repliche fedeli delle Korai dell’Acropoli tra cui la maestosa Kore recante la phiale, il rituale vaso per le offerte sacrificali. L’allestimento prevede inoltre la presenza di alcuni dipinti con vedute archeologiche ottocentesche che documentano i siti più rilevanti della Grecia prima delle devastazioni dell’età moderna e contemporanea. Anche la rocca ateniese è qui celebrata da un gradevole acquerello, L’Eretteo da sud-est nella luce del primo pomeriggio, realizzato nel 1805 del pittore irlandese appassionato di archeologia, Edward Dodwell che visse anche a Roma e vi morì nel 1832 a causa di un morbo letale contratto durante una tappa sui monti Sabini. Imponente ed altera appare la Statua ritratto di Vibia Sabina post mortem, in marmo pentelico, restituita a villa Adriana nel 2006 dal museum of Fine Arts di Boston in cui era approdata dopo essere stata esportata illegalmente insieme ad altri notevoli reperti ritrovati nell’ager tiburtinus. Nipote di Traiano e consorte di Adriano, imposta all’allora giovane senatore dall’imperatrice Plotina come condizione della di lui successione all’Impero, Sabina l’Augusta ed in seguito Diva, ovvero divinizzata, appare avviluppata dalla palla, il classico mantello femminile e contraddistinta dalla tipica acconciatura ‘a nodo’ delle matrone romane, con una treccia ad incorniciare il viso e delle ciocche trattenute in una crocchia al di sopra della fronte. Sabina è qui ritratta in età matura: nel 136 o 137, anno in cui morì per cause oscure o presumibilmente, secondo ambienti prossimi alla corte, avvelenata proprio dall’augusto consorte.

L’opera che certamente più incanta è il Busto di Antinoo − del 130-140 d.C., in candido marmo pentelico proveniente da Patrasso e attualmente conservato al Museo Nazionale Archeologico di Atene − il bellissimo giovane bitinese amato da Adriano e motivo di frequenti contrasti tra l’Imperatore e Vibia Sabina, come indicano le antiche fonti. Alla calda intonazione chiaroscurale del torso si associano il morbido modellato del volto in lieve torsione e la peculiare capigliatura a ciocche abilmente modulate dalla mano di uno scultore esperto di trapano, scalpello e bulino come anche si osserva nel bel Busto ritratto maschile da Fliunte. Lo sguardo distante ed assorto di Antinoo pare quasi riflettere la incombente sorte: egli sarebbe prematuramente scomparso a soli vent’anni anni, nell’ottobre del 130 d.C., lasciando Adriano in una profonda costernazione. Spartianus nel capitolo 14 della Historia riporta: «Il suo Antinoo, mentre navigava sul Nilo, perse e lo pianse femminilmente». Non è ancora stato chiarito tuttavia se il giovinetto − divinizzato dopo la morte per volontà dell’Imperatore e sepolto nell’Antinoeion di Villa Adriana, venuto di recente alla luce tra il 2002 e il 2005 − fu vittima di un fatale incidente o di un assassinio, se si trattò di un suicidio o se fu immolato in onore del suo Imperatore per morte vicaria, la devotio dell’epoca arcaica, per la quale bisognava sacrificare una vita per salvarne un’altra; o piuttosto, semplicemente, se morì per cause naturali. In rassegna inoltre i ritratti di Traiano, di Erode Attico e di taluni filosofi, il calco della colossale Statua loricata di Adriano e l’altra, da Maratona, con Horus in forma di falco nella sezione con l’Egitto e villa Adriana. Un apparato didattico al piano superiore illustra i reperti ideati per la residenza tiburtina alla luce del potente influsso artistico, culturale e filosofico che l’universo greco ed ellenistico ebbe su Adriano e, ancor prima, sul potente Impero romano che quelle terre aveva conquistate. Torna così alla mente l’arguta locuzione latina di Orazio (Epist.. II, 1, 156): «Graecia capta ferum victorem cepit et artes intulit agresti Latio», la Grecia conquistata conquistò culturalmente il selvaggio vincitore e le arti portò nel Lazio agreste.

Fino al 2 novembre, Antiquarium del Canopo Tivoli, Villa Adriana, Largo Marguerite Yourcenar

 

 

Commenti