Macro, Shifting Identities

L’allestimento, a cura di Ludovico Pratesi e organizzato dalla Väinö Tanner foundation, presenta per la prima volta 21 artisti contemporanei provenienti dall’Estonia e dalla Finlandia, due aree geografiche che, seppur molto differenti, hanno sviluppato svariate affinità grazie all’influenza dell’ex Unione Sovietica. Il percorso espositivo mira a presentare un viaggio diacronico finalizzato a svelare l’evoluzione dell’identità delle due nazioni: a partire dalle opere dei Vendemmiatori degli anni Settanta fino a quelle degli artisti odierni, emerge la spasmodica ricerca del senso di appartenenza a un mondo globalizzato, di cui vengono presentate le contraddizioni e le nevrosi. Tra i video spiccano certamente Falling asleep in an Ikea bed dell’estone Eva Labotkin, dove sono presentati venti minuti di sonno indisturbato dell’artista su un letto del noto negozio di arredamento, per palesare la mercificazione dell’essere umano e Three love songs dell’iracheno, naturalizzato finlandese, Adel Abidin. In quest’ultimo, tre popstars cantano i testi della propaganda di Bin Laden come se fossero delle hit musicali, per evidenziare che spesso l’espressione artistica è fortemente mediatica.

Tra le fotografie spiccano i tre ritratti di Nelli Pälomaki, caratterizzati dagli sguardi fissi dei bambini finlandesi, espressione dell’introspezione e dell’intimità di quest’arte, e i nudi dell’estone Tanja Muravskaja, la quale ha voluto che i suoi modelli si coprissero esclusivamente con la bandiera dell’Estonia, per celebrare la ritrovata autonomia nazionale nel 1990. Protagonista indiscusso della mostra è l’allestimento Mountain Landscape di Pia Sirén, composto da materiali di cantiere con l’intento di riprodurre un tipico paesaggio finlandese. Molta attenzione, infine, viene concessa al mondo femminile, ancora vittima di una mentalità maschilista e relegato quindi negli angusti spazi dell’ambiente domestico, come dimostrano il video della finlandese Liina Siib, che nel titolo A room of one’s own riecheggia l’omonimo saggio femminista di Virginia Woolf e le foto dell’estone Aino Kannisto, che ritraggono le donne sole in casa. Se gli estoni, dunque, risultano fautori di un’arte impegnata e i finlandesi sfruttano il mezzo espressivo per ripiegare su se stessi, le opere d’arte raccolte raccontano, seppure in modi diversi, la medesima quête volta al ritrovamento di una frantumata e sfuggente identità.

Fino al 14 settembre; Shifting Identities, Macro, via Nizza 138, Roma; info: www.museomacro.org

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